
Nel progetto figura anche un piccolo bed and breakfast al primo piano di quest’ala. Al massimo 10 posti letto. Sotto il ristorante aperto al pubblico, che garantirà una certa sostenibilità all’intera operazione.I costi per la ristrutturazione della Masseria di Cornaredo sono stati presentati nelle scorse settimane al Municipio di Lugano, assieme al piano di gestione del progetto Bethleem voluto da Fra Martino Dotta. Ottima l’accoglienza della municipale Cristina Zanini Barzaghi."Bisogna dire che la Fondazione Francesco e Fra Martino che è il direttore di questa fondazione - commenta la capodicastero immobili - hanno fatto un enorme lavoro di preparazione in modo autonomo con un minimo aiuto da parte dei servizi comunali e sono arrivati ad un preventivo esaustivo che comprende il risanamento di tutto l'edificio con una cifra attorno ai 7 milioni".7 milioni per ridare vita alla masseria. Cuore del progetto la mensa sociale di Fra Marino Dotta che – con un guizzo di marketing non indifferente – ha deciso di puntare anche sulla sala del torchio, oggi bene protetto."L'idea di Fra Martino, anche per le sue origini contadine - prosegue Zanini Barzaghi - è quello di tornare a rivitalizzare questo torchio non solo come sala per eventi ma anche per dei piccoli momenti di degustazione e di incontro e di vendita di prodotti locali, quindi vino, miele e magari anche altri prodotti che potremo realizzare qui o altrove".Piano finanziario alla mano ora la città dovrà procedere con gli approfondimenti tecnici che porteranno al messaggio comunale previsto per l’autunno prossimo.
"Ora con questa proposta e studio di fattibilità e di contenuti più articolati - spiega la municipale luganese - potremo andare in consiglio comunale e proporre di attribuire questo luogo con un diritto di superficie alla Fondazione Francesco e dare anche le necessarie garanzie per far sì che possano attivare i crediti"."Tecnicamente una fideiussione dovrebbe aggirarsi attorno ai 5 milioni per questo progetto, da tempo definito, una sorta di cittadella del sociale. Sì, l'intenzione è di creare un luogo aperto, di non ghettizzare chi fa capo alla mensa. Si vede già oggi che alla mensa si incontrano persone di diverse provenienze, non solo persone che hanno difficoltà finanziarie ma anche persone che sono sole. Quindi l'intenzione è di creare qui un luogo in cui diverse categorie della popolazione si incontrano e che possa essere un ulteriore elemento di valorizzazione della nostra città", conclude Zanini Barzaghi.
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