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Ticino
Masoni Brenni alla testa della Corsi: "Si parte da una tempesta perfetta"
Redazione
3 anni fa
Con la nuova presidente della CORSI abbiamo parlato delle sfide che la SSR dovrà affrontare in vista della votazione sul canone e le difficoltà a cui è confrontato il settore dei media.

Giovanna Masoni Brenni è stata eletta lo scorso 18 novembre nuova presidente della Corsi per il quadriennio 2024-2027. Entrerà in carica il prossimo 1° gennaio e dovrà affrontare numerose sfide che riguardano il settore dei media e il servizio pubblico. Una carica che l’ex municipale di Lugano accoglie come una “sfida” importante per il paese, racconta nell’intervista a Ticinonews.

Le sfide all'orizzonte sono molte. Con che spirito si appresta a vivere un periodo che è già intenso, ma che lo sarà ancora di più in vista del possibile abbassamento del canone?

“È lo spirito con cui ho già lavorato in questi quattro anni nella Corsi, assieme all’allora presidente Luigi Pedrazzini e i colleghi di comitato. Questi temi li abbiamo già vissuti, ma ora si prospetta una battaglia più dura. Una battaglia importante, che è giusto fare”.

Settimana scorsa la SSR ha precisato che con il canone a 300 franchi salteranno 900 impieghi, mentre le Matin Dimanche ha accusato la SSR di fare del catastrofismo. Secondo i calcoli del domenicale sarebbero 375 gli impieghi a saltare. Non c'è il rischio di scivolare in un eccesso di catastrofismo e quindi ottenere il risultato opposto?

“Penso che la RSI stia facendo uno sforzo di dare dei dati oggettivi sugli effetti di queste misure. Non tutti sono calcolabili semplicemente con la formula aritmetica, ossia un risparmio di 35 franchi moltiplicato per gli abbonati uguale 170 milioni. 170 milioni sono solo una parte. Ci sono altre misure: 70 milioni è perché si azzera il rincaro, anche retroattivamente. Altri 70 milioni vengono da un previsto calo della pubblicità. Quindi arriviamo a 310 milioni”.

Si sa che le firme raccolte in Ticino a favore dell’abbassamento del canone sono state parecchie. Questo dato la preoccupa?

“Questo dato mi preoccupa molto come Svizzera italiana. È giusto cercare di capire la posizione di chi la pensa diversamente, ma guardiamo le cifre. La Svizzera italiana versa 50 milioni per l'ente radio-televisivo e ne riceve 230. È difficile capire perché proprio noi, che beneficiamo di questo gesto di federalismo culturale, sosteniamo delle misure che hanno un impatto per noi fortissimo”.

Oltre il canone, c’è qualche sfida che maggiormente la preoccupa?

“Tutto il settore dei media è in anni di totale rivoluzione e le sfide aziendali sono impressionanti. Parliamo di digitalizzazione, polarizzazione, fake news, IA, ecc. Le sfide aziendali sono molto difficili per tutti. Poi ci sono quelle politiche, come quella del canone, e quelle finanziarie. Partiamo in una costellazione che sembra la bufera infernale dantesca, la tempesta perfetta”.

Il taglio di 900 impieghi alla SSR si riferisce a un canone a 300 franchi, così come proposto dal Governo. Ma se scendessimo a 200 franchi, come chiede l’iniziativa popolare, le conseguenze sarebbero ancora diverse…

“Il canone a 200 franchi vuol dire dimezzare l'azienda, che non sarà più la stessa. Vorrebbe dire avere un'altra SSR: sarà molto meno dislocata sul territorio e meno ritagliata sulla Svizzera e sulle sue quattro comunità linguistiche. C’è poi un’altra piccola cifra da considerare. Un canone a 200 franchi comporterebbe per le economie domestiche un risparmio di 30 centesimi al giorno. Per 30 centesimi al giorno di risparmio, siamo sicuri che vogliamo rinunciare a tutto questo, specialmente noi nella Svizzera italiana?”

Avremo sicuramente occasione di discuterne ulteriormente. Prima di chiudere, può dire cosa le piace della RSI?

“Mi piace il mandato costituzionale. Una piccola regione, minoritaria come la nostra, ha programmi equivalenti a regioni più forti come la Svizzera interna e francese. Questo è un grandissimo valore. Poi, come qualsiasi altra azienda, anche la RSI deve sempre migliorarsi. Per quanto riguarda i programmi, seguo soprattutto l'informazione, la cultura e quando ci sono gli Europei, i Campionati mondiali e qualche partita di hockey”.

Ultima domanda: cosa non le piace della RSI?

“Penso che la RSI debba fare un ulteriore sforzo per aumentare ancora la qualità. In un panorama mediatico così difficile, la vera forza di un ente radiotelevisivo è la qualità delle persone che ci lavorano. Dobbiamo sforzarci di alzare sempre di più il livello. Questo vuol dire avere dei giornalisti preparati, afferrati su temi specifici, e non dei generalisti. Significa che conoscono meglio di noi i temi e quando ne parlano, impariamo e possiamo farci quella libera formazione dell'opinione critica, che la costituzione federale demanda fra i compiti del servizio radiotelevisivo”.