
Oggi la Commissione giustizia del Gran Consiglio si è riunita in un seduta fiume, nella quale sembrerebbe siano stati ascoltati i 5 procuratori “bocciati” dal Consiglio della magistratura. Non si sa ancora il contenuto o il risultato dell’incontro. Questo avviene dopo che, settimana scorsa, il Consiglio della magistratura aveva rifiutato proprio alla Commissione giustizia l’accesso ai dossier sui procuratori “sfiduciati”, invocando la separazione dei poteri. Teleticino ha raccolto, a margine di un evento dei contrari all’iniziativa, il parere di Dick Marty, celebre ex-Consigliere agli Stati PLR ed ex-procuratore pubblico ticinese, che si è definito “stupito” e “desolato” per l’attuale situazione, aggiungendo inoltre che la vicenda rischia di far perdere la fiducia dei cittadini nell’istituzione.
“Invocare la separazione dei poteri non è sostenibile”
Se Marty non si sbottona troppo sulla vicenda, Teleticino ha raccolto anche il parere di Filippo Gianoni, avvocato e Professore all’Università dell’Insubria: “Per i candidati ‘esterni’, di nuova nomina”, ha spiegato Gianoni, “c’è una Commissione di esperti che stende un parere che viene poi consegnato al Gran Consiglio. Per i candidati interni, ovvero chi si ripresenta, è stata introdotta nel 2008 la facoltà, che per me è addirittura un obbligo, del Consiglio superiore della magistratura. Se da una parte quindi il parere degli esperti finisce sul tavolo della Commissione giustizia, quello del Consiglio della magistratura non lo si vuole mettere a disposizione, invocando la separazione dei poteri. Però ritengo che nel caso concreto non si possa ripararsi dietro a questa separazione”. E perché questo paradosso? “Non lo so, bisognerebbe chiedere al Consiglio della magistratura, ritengo però che questa separazione non sia sostenibile. Anche perché c’è il rischio di creare conflitto tra due poteri su una questione secondo me estremamente chiara”.
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