
Dick Marty conferma: “stavamo lavorando ad uno scenario importante grazie ad alcuni miei contatti in Libia. Quando è scoppiata la crisi ho subito informato il Dipartimento degli Affari Esteri. Eravamo ad un buon punto, ma poi, dopo la visita di Micheline Calmy Rey a Tripoli, le trattative si sono bruscamente interrotte.” Il piano alternativo per risolvere la querelle svizzero-libica c’é dunque stato, come anticipato oggi dal Corriere del Ticino. Secondo il senatore liberale la crisi con la Libia andava affrontata non tanto dal profilo diplomatico, ma dal profilo culturale. L’arresto a Ginevra di Hannibal Gheddafi è stato vissuto dall'intera famiglia come un grande disonore: “Si trattava quindi di porre rimedio. Bisognava ammettere ad esempio che si poteva fermare il figlio del Rais senza tutto quel gran spiegamento di forze. Poi, sarebbe dovuto scattare un invito ufficiale nel nostro paese a tutta la famiglia libica. "Eravamo vicini alla svolta”, aggiunge Marty. Ma poi come detto, l’operazione sfociò in un nulla di fatto: mentre erano in corso i preparativi, lo scorso 27 maggio la ministra degli esteri Calmy-Rey volò a Tripoli con l'obbiettivo dichiarato di riportare a casa i due ingegneri elvetici. Missione che, stando ad alcune fonti, non piacque per nulla ai libici. Ora non basta che attendere il 1 settembre. Giorno in cui, in concomitanza con i festeggiamenti per il quarantennale della presa del potere da parte di Gheddafi, gli ostaggi elevetici potrebbero finalmente fare ritorno in patria. Pri
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