
Il rischio di una carenza di carburante in Svizzera è «molto elevato». Così si era espressa negli scorsi giorni Florence Schurch, segretaria generale di Suissenégoce, l'associazione elvetica del commercio di materie prime. Ma qual è la situazione in Ticino? Boris Martinoni, portavoce dell'Associazione Ticinese Stazioni di Servizio, rileva anzitutto che «il nostro cantone si trova proprio a metà tra l'Italia e il nord dell'Europa e siamo quindi abbastanza fortunati: possiamo ricevere del prodotto proveniente sia dalla zona settentrionale che da quella meridionale del continente. Disponiamo di maggiori alternative rispetto ad altre regioni svizzere». Ad oggi, in ogni caso, «non vi è una penuria e non vediamo grandi problemi. È però vero che abbiamo visibilità per maggio, mentre per quanto concerne i mesi successivi, molto dipenderà dalla guerra, se continuerà o meno».
La situazione a livello di approvvigionamento
In Svizzera, è bene ricordare, vige l'obbligo di disporre di tre mesi di prodotto, le cosiddette «scorte obbligatorie». Nel nostro paese, quindi, «vi sono tre mesi di scorte di benzina, come anche di diesel e, ad esempio, di cherosene per l'aviazione. Queste ad oggi non sono ancora state liberate, proprio perché per il momento il prodotto giunge nella Confederazione senza grosse difficoltà». Parlando di cherosene, le preoccupazioni di diversi cittadini sono legate anche ai voli… «A livello nazionale ci si ritrova regolarmente per valutare cosa sta succedendo, se vi sono dei problemi o meno nell'approvvigionamento», prosegue Martinoni. Per quanto riguarda benzina e diesel, quindi le stazioni di servizio, «di grandi problemi oggi non ve ne sono». In merito invece all'approvvigionamento di cherosene «siccome si tratta dello stesso bene per tutta l'Europa, o addirittura per tutto il mondo, forse ne arriverà un po' meno da noi e di più in altri Stati. C'è un po' più di competizione per questo bene».
La questione prezzi
All'inizio della crisi si è parlato molto anche dell’aumento dei prezzi. «L'effetto shock della guerra si è visto subito: siamo partiti da un barile che costava meno di 70 $ e siamo arrivati subito a 100 $. Tutto ciò in un lasso di tempo di circa 10 giorni. L'aumento è stato molto elevato». Da quel momento in avanti «è sempre stato invece molto volatile; la borsa non è mai rimasta davvero stabile, ma il dato si è sempre aggirato attorno ai 100-110 $ al barile. E anche alle stazioni di servizio vediamo che una certa stabilità c'è. Purtroppo, però, è una stabilità attestatasi a un livello abbastanza elevato. Sarebbe meglio per tutti che questo rango, invece di essere attorno ai 2 franchi, tornasse a 1,70, come era prima di questa crisi», conclude Martinoni.

