
Il sindaco di Bellinzona ci riprova con la clownistica. Osteggiato da più parti, il progetto di un master ora potrebbe imboccare un iter privato. Lo spiega dalle colonne della Regione il sindaco Brenno Martignoni: “In effetti la posizione di chiusura di Usi e Supsi e quindi del Cantone al nostro progetto condiziona l’entrata nella fase realizzativa. Da ciò penso che occorra imboccare l’iter privato. Ciò con l’istituzione di una fondazione che si occupi della fattispecie (e i finanziatori già sono pronti a dare il loro apporto, anche se poi un Master sarebbe praticamente autofinanziato con le rette degli studenti partecipanti) e che possa quindi tenere i corsi in clownistica in Città. Visto quando sta succedendo in altre parti del nostro Paese e all’estero, mi farò carico comunque di riproporre al Municipio la questione”. Insomma, Martignoni non molla la sua idea di una scuola di clownistica, che non sarebbe affatto in concorrenza con la Scuola Dimitri di Verscio. “La formazione del Master in clownistica non è assolutamente equiparabile - osserva Martignoni - e ho avuto modo di confermarlo pure a Dimitri in una discussione informale che abbiamo avuto qualche tempo fa. E il riscontro che ho recepito dal noto mimo è di assoluta apertura e di piena collaborazione ad un cammino collaborativo. Più che puntare sulle differenze con la Scuola Dimitri si tratta dunque di mettere l’accento sui punti che ci accomunano per mettere a frutto le sinergie tra i due istituti a tutto vantaggio dell’offerta formativa in un settore che certamente andrà vieppiù sviluppandosi per la natura stessa dell’argomento. L’aiuto e il sostegno a coloro che sono costretti a periodi di cura non sempre facili da vivere e da sopportare è un obiettivo senz’altro da condividere. Auspico che alla luce di quanto si sta muovendo, anche il Cantone possa ripensare le sue visioni accademiche specie per un inserimento di Bellinzona nel discorso Usi e Supsi”. Ma non solo. Il sindaco avrebbe già pensato quasi a tutto. Spazi compresi. “Vi è pure l’opzione Teatro sociale, che durante il periodo di pausa estiva, potrebbe ospitare una parte dell’insegnamento - termina Martignoni - e ospitare i corsi. Ma altre strutture si affacciano all’orizzonte a questo scopo. L’iniziativa attirerebbe in Città un nuovo indotto e non solo di tipo economico, in fondo si tratta di arricchire il panorama universitario con una proposta inedita che possa far gola anche oltre i confini nazionali”.
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