
Mark è arrivato in Ucraina. Tuttavia non è ancora rientrato a casa, come avrebbe spiegato lo stesso giovane agli amici: "Sono a Kiev, ma non siamo ancora arrivati a casa perché l'aereo ha ritardato il volo".
Il giovane ucraino avrebbe poi detto di stare meglio: "Ma non avete idea di cosa è successo: ho passato l'inferno, inimmaginabile. Ci hanno portato sull'aereo ammanettati come animali, con mio padre legato alla sedia a rotelle con la camicia di forza. Ed è un diabetico di 40 anni".
La procedura dei rinvii forzatiCome evidenziato dal domenicale il Caffé lo scorso giugno, le modalità dei rinvii forzati sono state pensate dalla Segreteria di stato della migrazione (SEM) principalmente per evitare gesti autolesionistici. Le stesse possono anche prevedere fasce in velcro ai polsi, alle gambe e alle caviglie, altre due fasce alle braccia e un casco da pugile in testa. Non vengono invece utilizzate le manette.
Per la SEM i rinvii forzati sono l’ultima ratio, cui si ricorre solo quando il richiedente l’asilo respinto non vuole saperne di collaborare. Viene allora chiesto il supporto della Polizia cantonale, che si occupa di prelevare la persona da rinviare e trasportarla all’aeroporto.
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