
Il dottor Franco Cavalli voleva una donna come ospite di rilievo per festeggiare degnamente i 25 anni dell’Associazione di aiuto medico al Centro America. Una donna forte, di peso, autorevole anche per la sua attività sul campo. Poteva forse Cuba, l’isola di Fidel e oggi di Raul Castro non aiutarlo? No. E infatti eccola. Lei è Mariela Castro Espìn, pedagogista, psicologa e sessuologa, nonché figlia del presidente Raul Castro e nipote del Lider Maximo. Venerdì 3 settembre, alle 20 e 30, sarà ospite dell’AMCA al Teatro Kursal di Locarno in occasione di un dibattito pubblico su “Cuba e la lotta alle ineguaglianze”. Giovedì pomeriggio Mariela Castro Espin ha incontrato la stampa per parlare del suo impegno in favore dei diritti degli omosessuali a Cuba, ma anche di politica e di rivoluzione. “Quello che stiamo facendo a Cuba è dare alla popolazione gli strumenti per superare l’omofobia. E’un problema culturale. Attraverso i mezzi di comunicazione e la scuola, stiamo cercando di superare le intolleranze e le discriminazioni nei confronti degli omosessuali. Ma non solo. In occasione del prossimo congresso del Partito comunista, vogliamo che sia inserito negli statuti il diritto per gli omosessuali di ricoprire cariche anche dirigenziali all’interno del partito. Non che oggi non succeda. Ma vogliamo che nessuno debba nascondersi per paura”, ci ha spiegato Mariela Castro Espin. A proposito di diritti, recentemente la stampa internazionale ha parlato della protesta delle cosiddette Mujeres en blanco (donne in bianco, madri e mogli di prigionieri politici a Cuba ndr). Cosa ne pensa Mariela Castro di questa forma di protesta? “A Cuba apprezziamo le cose oneste e genuine. Queste donne sono solo state protagoniste di uno show mediatico. Sono state pagate per inscenare quella protesta. A Cuba sono stati fatti passi avanti. La popolazione ha la possibilità di partecipare, di essere protagonista della vita sociale del paese e quindi della propria vita”. IT
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