
Marco Siciliano, il fisioterapista che il 25 marzo 2010 uccise la moglie Beatrice Sulmoni nella loro casa di Obino (Castel San Pietro), continuerà a scontare la sua pena detentiva a vita nel carcere della Stampa e non nel penitenziario di Gorgier (NE), così come avrebbe voluto la direzione delle strutture carcerarie ticinesi.
A sancirlo è stato il Tribunale federale, tramite una sentenza pubblicata oggi, che dichiara "inammissibile" il ricorso presentato dallo Stato del Canton Ticino.
Siciliano era stato collocato il 25 novembre 2010 presso il penitenziario della Stampa per l'esecuzione della pena detentiva a vita cui era stato condannato il giorno prima dalla Corte delle assise criminali (vedi articoli suggeriti). Il 1° marzo 2016 però la direzione delle strutture carcerarie ticinesi decise il suo trasferimento nel canton Neuchâtel, "per motivi di sicurezza e di ordine interno".
L'assasino di Obino venne quindi trasferito in meno di 24 ore, nonostante l'opposizione presentata. Opposizione che fu respinta dalla Divisione della giustizia. Di parere opposto invece la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello, che il 13 luglio 2017 accolse il nuovo reclamo di Siciliano, che obbligò il Cantone a fare rientrare Siciliano dal penitenziario romando a quello ticinese.
Il 17 agosto 2017 lo Stato del Canton Ticino, per il tramite del Consiglio di Stato, ha quindi presentato un ricorso al Tribunale penale, chiedendo di confermare la decisione di trasferimento nel canton Neuchâtel di Siciliano, patrocinato dall'avvocato Matteo Quadranti.
Ma i giudici federali hanno ritenuto che, non avendo il Consiglio di Stato partecipato al procedimento dinanzi alla Corte cantonale, non era di conseguenza legittimato a ricorrere.
Il ricorso del Consiglio di Stato è quindi stato dichiarato inammissibile: Marco Siciliano rientrerà in Ticino.
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