
C’è già chi la chiama la «Rivoluzione copernicana» della politica ticinese: un partito unico che punti ad abbracciare l’intero elettorato di destra del Cantone, correndo dai leghisti ai democentristi. Basta trattative elettorali ogni quattro anni, basta frammentazione partitica. La convergenza fra Lega e UDC nel 2027 sarà possibile solo se entrambe le formazioni accetteranno questa prospettiva: questo, almeno, il «paletto» posto dai democentristi.
Chiesa: «Non possiamo ripetere il giorno della marmotta ogni 4 anni»
A chiarire i contorni della trattativa in corso è Marco Chiesa, che assumerà ad interim la guida del partito. «Dobbiamo capire se vogliamo ripetere il giorno della marmotta ogni quattro anni o se è possibile creare un progetto condiviso che guardi ben più distante dalle scadenze elettorali». Da una parte, sottolinea Chiesa, c’è «un movimento che ha fatto anche la storia del Cantone e che merita grande rispetto»; dall’altra un’UDC con una rappresentatività a livello nazionale. Due realtà che, secondo il democentrista, insieme potrebbero «fare grandi cose per il Cantone».
«Senza un progetto condiviso non si può discutere di elezioni
La condizione posta alla Lega è quindi sostanziale. Prima il progetto e la prospettiva comune, poi i calcoli sulle liste: «Penso che senza un progetto condiviso non si possa ritornare a ridiscutere di elezioni», aggiunge Chiesa. E i tempi non saranno necessariamente lunghi. L’UDC punta, infatti, a ottenere una risposta in tempi relativamente brevi, anche alla luce del comitato cantonale del partito in programma il 1° settembre.
E se la Lega dicesse no?
Un eventuale rifiuto della Lega, asserisce Chiesa, farebbe cadere anche la prospettiva di una convergenza elettorale. «Credo che sarebbe un peccato per il Cantone non avere un centrodestra coeso e che possa andare insieme con chiarezza», osserva. Un fronte comune che, con un programma condiviso, potrebbe dare vita a quello che Chiesa definisce potenzialmente «il gruppo più importante del Cantone».
Il nodo Zali e i nomi in lista
Nella trattativa pesa anche il passo indietro di Claudio Zali. Chiesa conferma che una lista comune con l’ex consigliere di Stato sarebbe stata impraticabile. La sua uscita di scena ha rimosso uno degli ostacoli sulla strada del dialogo, ma per l’UDC il punto centrale resta invariato: «Possiamo ancora discutere di quello che è il nostro futuro, ma deve essere un futuro chiaro e condivisibile». E proprio per questo, almeno per il momento, Chiesa non vuole entrare nel toto-nomi per un’eventuale lista comune. Gobbi, Marchesi, Pamini e Piccaluga sono alcuni dei nomi circolati, ma la discussione sulle candidature viene dopo quella politica. «Se non c'è un progetto condiviso per il futuro – conclude Chiesa – non ci sono neanche nomi da cercare.»

