
Marco Chiesa, Henrik Bang e Daniele Caverzasio hanno presentato una mozione al Consiglio di Stato, decisi a tenere caldo il tema del "marchio etico" per tutto il Canton Ticino, dopo la proposta del comune di Claro che tanto aveva fatto discutere, anche al di fuori dei confini cantonali.
La Commissione della Gestione aveva sottoscritto in marzo due rapporti favorevoli alla creazione di un marchio cantonale. Secondo quanto riportato dalla mozione odierna, nell dibattito parlamentare ci si è trovati concordi "sulla necessità di introdurre un segnale rivolto al cittadino ticinese che gli permettesse di orientarsi, se lo desidera, su aziende che si impegnano nella tutela dell’impiego indigeno e delle condizioni di lavoro".
A dividere le opinioni, è però l'attribuzione della competenza per la sua realizzazione. La maggioranza propendeva per l’economia, la minoranza per il Cantone.
Per i tre, "alla luce del rapido deteriorarsi delle condizioni del mercato del lavoro, in particolare nel settore terziario e nell’artigianato con l’arrivo sempre più pressante dei cosiddetti padroncini, considerando l’aumento incontrollato del personale frontaliero attivo nelle nostre realtà economiche, non è più possibile tergiversare. Le perplessità sottolineate dalle associazioni economiche di riferimento in merito al marchio etico, espresse in modo onesto, chiaro e inequivocabile anche in sede di audizione commissionale, non possono tuttavia lasciarci dormire sonni tranquilli."
"Il pericolo reale è che questa iniziativa finisca nel cassetto per anni e che il principio sebbene unanimemente sostenuto non sia realizzato. D’altro canto, bisogna pur sottolinearlo, abbiamo appreso con piacere che l’Associazione ImprendiTi, già nel mese di marzo, a mezzo di un chiaro comunicato stampa, ha dato la sua disponibilità a collaborare fattivamente alla creazione di questo marchio. La presente mozione funge dunque da paracadute nel caso ci fosse l’intenzione di nicchiare e far melina. I sottoscritti firmatari chiedono dunque che il Cantone, come promotore, si doti di un marchio etico per le aziende attente lavoro indigeno nello stesso spirito delle due iniziative precedentemente citate. Se nel corso del periodo atto alla trattazione di questo atto parlamentare il marchio si concretizzasse nei termini e nei modi approvati dal parlamento, che quantifichiamo in circa un anno, la mozione sarà ritirata con soddisfazione da parte dei firmatari."
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