Cerca e trova immobili
Politica
Marchesi: "Un accordo non si cambia ogni cinque minuti"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
3 anni fa
Il capogruppo della Lega dei Ticinesi Boris Bignasca ha detto di auspicare a una modifica dell'accordo con i democentristi. Un'esternazione che non è andata giù al presidente UDC Ticino Piero Marchesi: "ci lascia perplessi".

Le esternazioni durante la trasmissione sul TeleTicino Detto Tra Noi da parte del capogruppo della Lega Boris Bignasca relative a una possibile modifica dell’alleanza con i democentristi al fine di permettere al movimento di via Monte Boglia di proporre un nome per la Camera alta non ha sicuramente lasciato indifferente il presidente dell’UDC ticinese Piero Marchesi, il quale ha sottolineato che “un accordo non si cambia ogni cinque minuti, a dipendenza di dove soffia il vento”. La modifica dell’accordo voluta dal capogruppo leghista andrebbe ricondotta al fatto che con questo la Lega “avrebbe un solo candidato di area per il primo turno della corsa agli Stati e sarebbe uno svantaggio, un handicap per tutta l’area, anche per Marco Chiesa che si ripresenta agli Stati”. Ma all’UDC questa idea non va giù e Marchesi – stando a quanto riferito al Corriere del Ticino – promette per prima cosa di essere venuto a conoscenza dell’ipotesi di richiesta di modifica dell’accordo solo guardando la televisione, anche perché “due settimane fa c’è stato un incontro con la Lega e il tema non è emerso. Anzi, durante quella riunione è stata confermata la candidatura unica di Marco Chiesa agli Stati, che è quanto prevede l’accordo discusso e ridiscusso a più riprese con la Lega prima delle cantonali di aprile”.

Intesa unanime

Marchesi ha poi voluto ribadire e sottolineare come questo accordo sia nato grazie a un’intesa sottoscritta all’unanimità da entrambe le parti. “Ed è proprio su questa base che abbiamo affrontato le elezioni cantonali lo scorso aprile e che ha permesso di confermare e salvare i due seggi di Norman Gobbi e Claudio Zali in Consiglio di Stato”. Marchesi ha poi evidenziato come questi risultati siano stati possibili grazie al “determinante contributo dei democentristi”, motivo per cui la richiesta di Boris Bignasca “lascia perplessi”.

L’accordo

L’accordo in questione – lo ricordiamo – era stato siglato pochi mesi prima delle elezioni di aprile e prevedeva da un lato una lista unica per il Consiglio di Stato – formata da tre leghisti e due democentristi – e dall’altro – in vista delle federali di ottobre – la candidatura unica per il Consiglio degli Stati dell’uscente Marco Chiesa su una lista congiunta Lega-UDC.