
Non si sono fatte attendere le reazioni all'intervista rilasciata dal direttore dell'Istituto di ricerche economiche (IRE) Rico Maggi al Giornale del Popolo (vedi articolo suggerito).
Le prime bordate sono arrivate dal presidente dell'UDC ticinese Piero Marchesi, che via social ha aspramente criticato le affermazioni del professore dell'USI. "A scadenza regolare Rico Maggi dispensa lezioni alla politica, in modo particolare quella che si prefigge di tutelare chi vive in Ticino e al popolino poco intelligente (secondo la sua visione) che spesso accetta iniziative e proposte a lui non gradite".
Per il presidente democentrista, Maggi "afferma che é sbagliata ogni forma di regolamentazione del mercato del lavoro e di limitazione entro parametri ragionevoli della manodopera frontaliera, perché sono nocive per lo sviluppo dell'economia del nostro Cantone. Ritiene sbagliato preferire le aziende che creano valore aggiunto e che prestano attenzione all'impiego di manodopera locale, per lui é meglio aprire le porte a tutti, in modo indiscriminato e senza alcun criterio".
"Fino al 2002 il mercato del lavoro in Svizzera e in Ticino era regolamentato da contingenti, tetti massimi e dalla preferenza indigena. Tutto funzionava molto meglio e gli effetti che viviamo oggi nel mercato del lavoro erano praticamente sconosciuti". La situazione, evidenzia Marchesi, sarebbe peggiorata in seguito alla libera circolazione delle persone. "I risultati di questa situazione senza regole sono sotto gli occhi di tutti ".
"In quasi 15 anni in Ticino sono stati creati circa 43'000 nuovi posti di lavoro, 32'000 di essi sono andati a lavoratori frontalieri - ha rincarato Marchesi - Più di 30'000 di questi posti di lavoro sono stati creati nel settore terziario, dove i ticinesi cercano le loro opportunità lavorative e la maggior parte di questi sono stati occupati da lavoratori non residenti".
Il presidente dell'UDC ticinese lamenta inoltre la mancanza di "un raffronto coerente tra l'aumento dei posti di lavoro e l'aumento del gettito fiscale" di Cantoni e Comuni. "Questa é la dimostrazione che buona parte di questi nuovi posti di lavoro sono stati creati a fini speculativi. È questa l'economia a cui Maggi ambisce?"
"Io non so se Maggi sia già uscito una volta dal suo Istituto, se lo facesse si accorgerebbe che le sue teorie sono quantomeno opinabili e che il mondo reale é ben altra cosa - ha concluso - Di queste teorie strampalate, che trovano spesso eco anche in Modenini della Camera di Commercio (AITI, ndr), sono un pò stufo".
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