
Nessuna sorpresa sul nome. Qualche indicazione, invece, sul programma. Piero Marchesi ha annunciato di accettare il seggio in Consiglio di Stato lasciato da Claudio Zali. Andiamo ai fatti.
Il presidente dell'UDC ticinese prende atto «della decisione di Claudio Zali di lasciare la carica di Consigliere di Stato alla fine di settembre» e, in questo modo, mette a verbale la data che nella lettera del ministro leghista a Radio Ticino non compariva. Sul resto della vicenda, non una riga. Nessun riferimento agli audio, all'istruttoria del Ministero pubblico, alla mail all'Ente Ospedaliero Cantonale. Nessun riferimento nemmeno ai tre anni di veto dell'UDC sul nome di Zali, «la principale pietra d'inciampo» dell'alleanza secondo il comunicato democentrista del 24 luglio.
«In qualità di subentrante, accetto questo incarico con umiltà, senso di responsabilità e spirito di servizio», scrive Marchesi. Il tempo a disposizione, riconosce, «è limitato», ma la fase verrà affrontata «con concretezza, impegno e piena disponibilità al lavoro».
La collegialità, e il suo confine
C'è un passaggio che vale più degli altri, ed è quello in cui Marchesi definisce come intende stare in Governo. Da un lato l'impegno a collaborare «con la collega e i colleghi di Governo nell'interesse del Cantone, nel rispetto delle Istituzioni e della collegialità». Dall'altro, subito dopo, l'annuncio che porterà nell'Esecutivo «con coerenza e determinazione, le priorità e la sensibilità politica dell'area che ha sostenuto la lista comune Lega-UDC».
E qui il comunicato torna sull'origine del mandato: «Il mio mandato nasce da quella lista e intendo quindi rappresentare gli elettori dell'UDC e della Lega, ma anche tutti i cittadini e le imprese che si riconoscono nei principi della libertà, della responsabilità individuale, del lavoro e dell'iniziativa privata». Una rivendicazione di legittimità che si capisce: Marchesi non arriva dalle urne di quest'anno, ma dalla graduatoria di un voto del 2 aprile 2023.
Un altro passaggio, formulato in modo più neutro, dice comunque qualcosa sull'aria che si respira a Bellinzona. «È importante, nell'interesse del Cantone, che il Governo ritrovi la giusta serenità per potersi concentrare sui progetti e sulle priorità per i ticinesi». Con una conseguenza indicata a valle: consentire all'Amministrazione cantonale e ai suoi collaboratori «di operare con maggiore efficacia».
Cosa intende fare
L'impostazione operativa annunciata è quella che l'UDC porta in campagna da anni: maggiore sicurezza, meno burocrazia, migliori condizioni quadro per le piccole e medie imprese. Poi rendere il Ticino «più attrattivo per imprese, investimenti e nuovi contribuenti», un richiamo alla proposta democentrista di attrarre contribuenti facoltosi residenti all'estero, che Marchesi difendeva in primavera. Infine, favorire i ticinesi nel mercato del lavoro e valorizzare regioni periferiche, valli e settore primario.
Un elenco di priorità politiche, non di dossier. Il che si spiega: il comunicato non dice quale Dipartimento Marchesi riceverà, e non poteva dirlo. L'attribuzione dei Dipartimenti è di esclusiva competenza dell'Esecutivo, punto che il Consiglio di Stato ha rivendicato con fermezza durante l'affare dell'arrocchino. Zali dirigeva il Dipartimento del territorio da dodici anni.
L'ultima riga è di servizio: «Rimango a disposizione delle istanze preposte per organizzare il mio subingresso, affinché avvenga nel modo più efficace ed efficiente possibile».

