
Oggi è ricominciata la scuola. In molti hanno vissuto questo lunedì di maggio come il primo giorno di scuola, quello di settembre. I numeri sulle presenze sembrano parlare chiaro: gli allievi delle medie hanno presenziato per il 96%, quelli della scuola dell’infanzia al 70%. Per il momento, invece, le cifre delle scuole elementari non sono ancora note ma il Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Manuele Bertoli ha confermato durante il TgSpeciale di Teleticino che la presenza è molto buona. “I dati dicono quasi tutti e non meritano particolari commenti, c’è evidente preoccupazione ma al contempo c’è una voglia di partire, di far tornare la scuola al limite di quella che conoscevamo”.
Presenza dei docentiPer quanto riguarda, invece, i dati sulla presenza dei docenti Bertoli ha confermato che i certificati medici presentanti “non sono stati molti”. E questo, precisa, “fa onore alla classe docenti, chi li ha esibiti è chi ne ha bisogno. Per la questione di chi ha a casa qualcuno a rischio la situazione è più difficile ma va risolta per quel che è possibile nella gestione dell’economia domestica”.La mascherina, lo ricordiamo, non è obbligatoria. Molti allievi l’hanno indossata, così come molti docenti ma allora perché non imporla? “Ci è stato sconsigliato dalle autorità sanitarie, soprattutto per i più piccoli, spiega Bertoli. Anzi, è stata indicata come controproducente, perché l’uso è più problematico. Il discorso chiaramente è diverso per i ragazzi delle medie”.
In previsione di un'altra ondata, in previsione di settembreIl virus, ormai lo sappiamo, ci fa vivere nell’incertezza. Ma una cosa è quasi sicura: un’ulteriore violenta chiusura sarebbe deleteria per l’economia, le scuole e non solo. Bisogna dunque prepararsi a settembre per capire come organizzarsi se dovesse arrivare una seconda ondata. “È un lavoro che cominceremo adesso e l’esperienza di queste sei settimane sarà preziosa. Una cosa è gestire l’emergenza in poche settimane – specifica il direttore del DECS - un’altra cosa è ipotizzare un anno scolastico con la modalità ibrida che non dev’essere qualcosa emergenziale ed è per questo importante approfondire per capire cosa va migliorato per la scuola a distanza e capire se gli spazi possano essere allargati”.
Esami di maturitàPer quanto riguarda le scuole post-obbligatorie e più in specifico i licei, si è deciso di annullare gli esami di maturità scritti (gli orali erano già stati annullati dal Consiglio federale). “In Ticino, l’esame di maturità in realtà non è un elemento significativo” asserisce. “Io da anni vado alla consegna dei diplomi e praticamente i numeri dei bocciati si contano su una mano. I ragazzi hanno fatto un processo di quattro anni, le note sono già definitive prime e quindi mobilizzare per pochi giorni tanti allievi, con mezzi pubblici per organizzare aule molto grandi non era la scelta migliore. È stata comunque una scelta presa anche da tutti i grandi Cantoni, come Zurigo, Basilea o Losanna”. Ma Bertoli rassicura tutti i giovani maturandi. “Il diploma di maturità non varrà meno, in nessun modo”. E aggiunge: “Non si dimentichi che la maturità non è un esame professionale. Quattro anni di liceo sono quattro anni in cui i ragazzi maturano e hanno un percorso a 360 gradi: dalle lingue alla storia, alla scienza. Poi scelgono una facoltà specifica universitaria ed è lì che tirano fuori le loro risorse. Intendiamoci: non è come un esame da elettricista”.
"Avrei preferito un'apertura diversificata"Per quanto riguarda invece l’apertura generalizzata di questo lunedì 11 maggio. Il Consigliere di Stato spiega: “Io avrei preferito, per quanto riguarda la parte economica, un’apertura diversificata. Non dimentichiamo che però aprire nuovamente è oggi molto diverso rispetto a prima della chiusura, prima non c’era alcuna protezione, c’erano assembramenti, ci si dava la mano e oggi tutto quello che apre si apre in maniera molto diversificata con tutta questa protezione”.
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