
Il deputato PLR Matteo Quadranti torna sul caso della sventata strage alla Commercio di Bellinzona con un nuovo atto parlamentare in cui chiede lumi al Governo sullo stato delle indagini. Come ricorderete, lo scorso anno è stato arrestato un 19enne per l’ipotesi di reato di atti preparatori per assassinio in quanto avrebbe potuto/voluto colpire la Scuola bellinzonese (vedi articoli suggeriti). Una delle armi rinvenute in possesso del giovane, un Kalashnikov AK-47, si era rivelata essere una replica del celebre fucile d'assalto semiautomatico, quindi acquisibile tramite un normale permesso d’acquisto, e non una vera e propria arma a raffica. Per Quadranti, però, vi sono ancora numerosi punti da chiarire.
"Il fatto suscitò una sfilza di interrogazioni tra cui quella del 13 maggio 2018 (n.78.18) del sottoscritto mediante la quale ponevo una decina di domande a cui in parte il Governo rispose il 27 giugno 2018 e in parte riferì di non poter rispondere vista l’inchiesta penale in corso - rammenta il deputato - Nella risposta il Governo indicava che l’arma in possesso del giovane non era un Kalashnikov AK-47 per il tiro a raffica, ma comunque una replica di un AK-47 semiautomatico, quindi acquisibile in Svizzera tramite un normale permesso d’acquisto in forza della legge svizzera sulle armi attualmente in vigore. A casa del giovane, oltre all’arma in oggetto era stato reperito un arsenale con 17 armi e vari proiettili (per i dettagli si rinvia ai Comunicati di Polizia). A tutt’oggi non è dato sapere all’interrogante come sia stato possibile acquistare tali armi e dove e di che tipo di armi si trattasse".
Nel frattempo, prosegue Quadranti, "pare che presso gli armaioli della Svizzera interna si stia verificando un incremento della richiesta di quei fucili semiautomatici di cui la legge federale in votazione popolare il prossimo 19 maggio prevede il divieto di vendita".
Fatte queste premesse, il deputato PLR pone le seguenti domande al Consiglio di Stato:
1. che risponda a tutte le domande alle quali non si diede risposta invocando il segreto dell’inchiesta giudiziaria, oramai sicuramente conclusa, almeno per quanto riguarda il luogo di acquisto dell’arma ed il suo utilizzo al poligono di tiro frequentato anche da agenti di polizia.
2. che indichi quante sono le risorse di Polizia impiegate nei controlli per il rilascio dei permessi di acquisto di armi da fuoco e per la loro verifica nel tempo.
3. che dica se la replica del Kalashnikov AK-47 rispettivamente le altre armi e munizioni trovate in possesso del giovane arrestato sarebbero ancora in commercio in Svizzera se venisse approvato in votazione popolare il prossimo 19 maggio il Decreto federale che approva e traspone nel diritto svizzero lo scambio di note tra la Svizzera e l’UE concernente il recepimento della direttiva (UE) 2017/853 che modifica la direttiva UE sulle armi (Sviluppo dell’acquis di Schengen).
4. visto l’arresto di cui sopra, considerate le stragi che vennero commesse a Zurigo da quel funzionario che uccise quattro suoi colleghi e a Zugo quando vennero uccisi 14 membri del Gran Consiglio, senza dimenticare l’acquisto proprio di fucili pericolosi del tipo che in passato sono stati sequestrati nel covo delle bande criminali in Italia, in Austria e in Francia. di indicare se ha già adottato misure concrete per impedire prevenire e impedire l’utilizzazione criminosa sul territorio di fucili semiautomatici e della relativa munizione acquistati nei negozi svizzeri
5. se ritiene che la presentazione dell’estratto del casellario penale per chi vuole acquistare delle armi sia una misura sufficiente o sarebbe necessario intervenire a livello federale affinché si preveda la presentazione anche della dichiarazione riguardante i procedimenti pendenti, sia in Svizzera che all’estero, ma non ancora giudicati in modo definitivo.
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