
Nei prossimi 20 anni servirebbero 16 nuovi camici bianchi all'anno per far fronte alla penuria di medici di famiglia in Ticino, ma non si arriva nemmeno alla metà. A lanciare l'allarme dalle colonne de La Regione è Alberto Chiesa, delegato regionale della Società svizzera di medicina interna generale (Ssgim) e presidente dell’Atimef, l’associazione che riunisce i medici di famiglia in Ticino.
Un problema è rappresentato dal ricambio generazionale. "L'età media è di 58 anni, quindi entro il 2026 metà di loro andrà in pensione" sottolinea Chiesa. Ma ci sono anche ritardi sulle misure per promuovere la medicina di famiglia, per esempio con l'introduzione dell’assistentato in studio medico. "Se un medico assistente può frequentare per 6 mesi un ambulatorio medico privato, può anche appassionarsi e magari orientarsi verso questo lavoro. Una possibilità che è prevista in tutti i Cantoni da anni, con varie formule di finanziamento tra Cantone e datore di lavoro. In Ticino non c’è ancora nulla" spiega Chiesa al giornale sopracenerino.
Qualcosa tuttavia si sta muovendo. Una prima proposta è giunta tre mesi fa sul tavolo del Consiglio di Stato dal gruppo di lavoro istituito nel gennaio del 2018, di cui fa parte anche Chiesa, per analizzare il problema: creare 10 posti, da 6 mesi ciascuno, per permettere di fare pratica in uno studio di un medico di famiglia e quindi attirare giovani medici laureati alla professione.
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