
Sono molti i settori economici che nelle ultime settimane hanno lamentato difficoltà nel reclutare personale. Un fenomeno presente a livello nazionale, ma anche cantonale. “Se non troviamo nessuno iniziano i problemi”, ha affermato a Ticinonews Sonja Frey, neopresidentessa di HotellerieSuisse Ticino. "In quel caso proviamo a chiedere ai colleghi se conoscono qualcuno, cerchiamo il personale oltre i confini nazionali oppure spostiamo i collaboratori da un settore all'altro", ha spiegato. Quello alberghiero non è l'unico settore confrontato con questa realtà. Uno studio di UBS ha infatti rilevato che più della metà delle 2'500 imprese elvetiche intervistate fatica a coprire i posti vacanti. C'è anche chi, come il 22% delle aziende interpellate, per assumere personale ha dovuto rivedere al ribasso le proprie aspettative. "Questa carenza la si tocca con mano", ha confermato Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio ticinese. "Il tema non è nuovo, ma ora c'è una consapevolezza diversa", ha aggiunto, spiegando che "tutti i settori lamentano difficoltà a reperire personale qualificato".
"È difficile intervenire"
Per capire le difficoltà e le esigenze dei singoli settori che compongono l'economia ticinese, negli scorsi mesi la Camera di commercio ha posto alcune domande ad associazioni di categoria e singole imprese attive sul territorio. Settori come l’industria alimentare, le costruzioni o il commercio di auto lamentano per esempio la mancanza anche di solo poche unità di professionisti ben specifici. Poche unità capaci però di mettere in crisi le attività. "Le soluzioni sono molto difficili da trovare, perché non si può fare un discorso unico. È molto difficile intervenire perché ci sono tante realtà diverse. Per questo bisogna procedere passo dopo passo, magari in modo settoriale o addirittura singolo", ha continuato Albertoni. Fra i temi che emergono dal monitoraggio – anche se solo in alcuni settori – c’è un eccesso di formazione, con risvolti concreti denunciati per esempio dagli elettronici. “La formazione di elettronico è dura e difficile”, si legge. “Una volta terminati gli studi, in molti vanno avanti con una formazione supplementare. Si perdono così elettronici”. Inoltre, “per il percorso di formazione che bisogna fare per diventare elettronico, il salario non è molto elevato. Si cerca quindi di formarsi ulteriormente, così da riuscire ad avere anche un salario più alto”.
Il punto dolente chiamato stipendio
Alcune categoria spiegano inoltre che un punto debole, che quindi rende meno attrattiva la posizione, è rappresentato dallo stipendio. "Non credo che il Contratto Collettivo di Lavoro (Ccl) rappresenti una criticità", ha spiegato il direttore della Camera di commercio ticinese. "I problemi sono diversi: ci sono settori che godono di una brutta reputazione, malgrado la realtà sia differente. Poi ci sono settori poco conosciuti. Non ridurrei l'analisi a una pura questione di condizioni salariali perché il tema è più complesso".
"I lavoratori frontalieri potrebbero diminuire"
Martedì la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) ha presentato un rapporto sulla libera circolazione. Per Berna questo strumento negli anni ha permesso di tamponare la carenza di personale. Un tema molto sentito in Ticino, che fa largamente ricorso a lavoratori frontalieri. Ciò che emerge una volta di più anche dal monitoraggio della Camera di commercio. Per esempio nel trading di materie prime: “Il Ticino per forza di cose deve attingere dalla Lombardia o dal Piemonte per trovare profili altamente qualificati”. Mentre nell'informatica “sono pochi i ticinesi, che inoltre vanno in Svizzera interna. Per forza di cose in questo settore bisogna guardare al bacino lombardo”. Per Albertoni in futuro la forza lavora estera non sarà così scontata. "Credo che siamo ai limiti perché anche l'Italia soffre di carenza di manodopera. Inoltre dopo il nuovo accordo fiscale la situazione potrebbe cambiare. Non è detto che potremmo continuare ad attingere al bacino italiano", ha concluso.

