
“Ti prometto che lotterò fino a quando ritornerò tra le due braccia. (…) Mamma voglio che tu vieni a prendermi in Macedonia, o almeno chiamami tutti i giorni. (…) Ti prometto che curerò mi sorella”.
Sono le parole del figlio tredicenne di Violeta Gajtani, residente ad Agno. Lui e sua sorella, il 18 ottobre, sono stati rimpatriatiin maniera coatta in Macedonia. Le autorità hanno infatti assegnato i figli al padre. Il biglietto manoscritto è stato lasciato dal figlio tredicenne il giorno della partenza, nella buca lettere della madre. Un testo in lingua macedone e recapitato alle redazioni del legale della madre, Paola Masoni.
Ai media sono pure giunte le copie delle lettere inviate alle autorità ticinesi e alle scuole frequentate dai due ragazzi. “Ai bambini – si legge – sono attualmente preclusi contatti regolari con la madre; inoltre l’autorità di Skopje nega per il momento regolari diritti di visita, perché il padre vi si opporrebbe. Non risulta inoltre – prosegue l’avvocato Paola Masoni – che i bambini siano stati mandati a scuola dal padre”.
Intanto prosegue la raccolte delle firme, lanciata due settimane or sono, in cui si chiedono spiegazioni alle autorità per quanto avvenuto. [email protected]
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