
Il sindacato Syndicom ha denunciato ieri tramite un comunicato stampa firmato dal responsabile regionale Marco Forte "il licenziamento di una mamma di una bambina di due anni che lavorava in Posta da oltre 14 anni" e lanciato una petizione in suo sostegno.
"La Posta licenzia una rappresentante del personale, mamma di una bambina di due anni, che si è battuta a difesa di un corretto impiego" si legge nel comunicato. "Una postina che lavora in Posta da oltre 14 anni ha deciso di candidarsi come rappresentante del personale nella commissione interna dopo che il sindacato syndicom ha realizzato un sondaggio che ha fatto emergere una gestione negativa del personale da parte dei responsabili della regione di Lugano e forti pressioni sui dipendenti per velocizzare i tempi di lavoro."
"La sua intenzione era quella di impegnarsi per migliorare le condizioni di lavoro dei suoi colleghi" prosegue Syndicom. "Poco tempo dopo la sua elezione nella commissione del personale, uno dei responsabili le ha proposto di trasferirsi in un altro luogo di lavoro con la promessa di riuscire a conciliare meglio lavoro e impegni familiari. Lei ha accettato ben contenta di questa opportunità. Poco tempo dopo il suo trasferimento sono state però modificate le sue mansioni e aumentate arbitrariamente le ore d’impiego giornaliere: non consentendole più di far fronte agli impegni familiari."
"Di fronte a questa nuova situazione la collega si è battuta per continuare ad avere un impiego e un trattamento corretto: il CCL Posta prevede infatti che i collaboratori a tempo parziale non possono essere chiamati a prestare regolarmente ore supplementari per un periodo prolungato" scrive ancora Syndicom. "Inoltre nel suo mandato la Posta è tenuta a realizzare misure adeguate che consentono ai dipendenti di conciliare lavoro e famiglia. In realtà questi aspetti non vengono tenuti in considerazione dalla Posta quando pianifica il personale a tempo parziale. E questo è solo uno dei numerosi casi."
"Le richieste della postina cadono tutte nel vuoto, compresa quella di tornare a lavorare dove veniva impiegata prima del trasferimento: una richiesta legittima visto che non è mai stato assunto nessuno al suo posto" si legge nel comunicato. "Questa possibilità le è stata negata senza una valida giustificazione. Questa difficile situazione le ha causato forti disagi che hanno avuto ripercussioni anche sul suo stato di salute."
"Dopo diversi incontri di conciliazione, che non hanno portato a nessuna soluzione concreta, i responsabili hanno deciso arbitrariamente di licenziarla" scrive il sindacato. "Questa decisione è stata confermata anche dai vertici dalla Posta che hanno respinto ogni ulteriore tentativo di dialogo."
"La postina voleva battersi per i propri diritti e per quelli dei colleghi. È stata invece licenziata senza un valido motivo. Questa situazione non è tollerabile e non può essere accettata. La Posta non può e non deve permettere che accadano situazioni simili!" conclude Syndicom, che "di fronte alla gravità della situazione" ha lanciato una petizione (www.syndicom.ch/proteggiamoipostini) a sostegno della collega licenziata "che si pone l’obiettivo di ritirare il licenziamento della collega, sensibilizzare sulle problematiche che stanno vivendo i dipendenti della Posta ma che riguardano anche il mercato del lavoro in generale."
La replica della Posta
Il portavoce in Ticino della Posta Marco Scossa, interpellato da La Regione, respinge "tutte le accuse relative a questo caso". Scossa per motivi giuridici non può comunicare dettagli su cause specifiche, ma spiega che la Posta "riconosce i propri obblighi quale datore di lavoro socialmente responsabile anche nel caso in questione ed è cosciente di non aver adottato alcun comportamento errato."
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