
Sentire il proprio figlio che chiede aiuto dall’altra parte del telefono e non poter far nulla. L’incubo di ogni genitore. Questo quanto successo ad una donna di Lugano (le generalità sono note alla redazione). Abita nel quartiere di Cassarate e negli ultimi mesi ha vissuto momenti da incubo per colpa dei ladri che hanno tentato di entrare nel suo appartamento a più riprese. Abbiamo raccolto la sua testimonianza.“Sentivo i ladri fuori dalla porta” “Un paio di mesi fa ero a casa in malattia. La mia automobile si trovava nei parcheggi del Campo Marzio, che sono stati creati anche per permettere ai residenti non provvisti di parcheggio privato di lasciare la vettura. Solitamente la macchina la metto in un parcheggio privato sotto casa. I ladri hanno pensato che non ci fossi”. La nostra interlocutrice ci racconta che “ero a letto e ad un certo punto ho sentito dei rumori fuori dalla porta. Mi sono alzata e mi sono accorta che qualcuno stava per entrare in casa. Ho cominciato ad urlare, gridando che avrei chiamato la polizia. Le mie urla hanno indotto i ladri a fuggire – continua la donna – nel frattempo avevano già smontato il sostegno della maniglia e avevano infilato un piede di porco sotto la porta”.Il racconto continua: “La polizia è arrivata e mi hanno detto che negli ultimi tempi i furti nel quartiere erano aumentati. Mi hanno consigliato di rinforzare la serratura. Ma l’amministrazione me lo ha impedito, adducendo come motivo che avrebbe modificato le parti comuni del palazzo”. “Il bambino chiedeva aiuto al telefono” Ma il fatto grave non è ancora successo. E questa volta poteva veramente finire male. “In seguito ci siamo tranquillizzati. Ma un giorno mio figlio, che ha dieci anni e frequenta le scuole a Cassarate, mi ha chiesto di poter tornare a casa da solo. Il tragitto è breve e, nonostante un po' di apprensione, ho acconsentito. Gli ho dato la chiave di casa raccomandandomi di chiamarmi non appena fosse entrato in casa e di chiudere la porta".“Il bambino è rientrato, ha chiuso la porta e tutto felice di questa sua conquistata indipendenza mi chiama al lavoro, a Gravesano. Ma mentre era al telefono mi dice che stava sentendo dei rumori fuori dalla porta. In un primo momento ho pensato che fosse la sua immaginazione, ma in seguito anch’io ho percepito i rumori”. “Mamma, la maniglia si muove" - mi diceva- gli ho detto di nascondersi nello sgabuzzino. "Ci sono i ladri, ci sono i ladri" gridava. Aveva un telefono di quelli senza cavo. Può immaginarsi il panico”. Poi il ragazzino è uscito sul balcone. “Mi butto di sotto, mi rompo una gamba ma io mi butto" mi diceva. Io nel frattempo stavo chiamando il padre, la polizia. Ero nel panico”, continua la donna. “Entra in casa e chiuditi in bagno", gli ho detto. Il bagno è l’unica porta che ha una chiave. Ma il bambino non voleva. Per andare in bagno doveva passare davanti alla porta d’entrata e la maniglia continuava a muoversi. Il racconto della donna ha dello sconvolgente. “Il bambino è andato in iperventilazione. Nel frattempo è arrivato il padre assieme ad una ventina di agenti di polizia”. "Più polizia e telecamere"Una brutta storia. Potrebbe bastare per tutta una vita. Ma non è così. Negli scorsi giorni i ladri hanno pensato bene di tentare il furto della sua macchina. Vetri rotti e devastazioni. I furti hanno interessato anche dei commerci sempre in Via del Tiglio con tanto di vetrine rote. La donna ci dice, scoraggiata: “Ho deciso di cambiare di casa. Ma il bambino va in quarta elementare e svolge diverse attività sportive nella zone. La situazione non è facile. Chiedo se non sia possibile una maggior presenza della polizia oppure l’installazione di qualche telecamera”. [email protected]
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