
"Li ha trattati come cose, non come esseri umani", queste le parole della procuratrice pubblica Valentina Tuoni con le quali ha riassunto l’agire del 49enne ex infermiere della casa anziani di Balerna a processo per maltrattamenti nei confronti degli ospiti dell’istituto.
Nove anziani, alcuni quasi centenari, che l’infermiere tra il 2014 e il 2015 avrebbe minacciato per costringerli a prendere i farmaci. "Prendi i medicamenti o ti piego, ti lego e ti invio con una spinta che vai a finire giù in stazione", avrebbe detto a una signora novantanovenne.
E ancora l’uomo è rimproverato di aver impedito in più occasioni agli anziani di andare in bagno durante il pranzo o la cena. C’è poi un novantanovenne, che sarebbe stato messo a letto con la violenza, perché impiegava troppo tempo nel farlo da solo. Fatti, per cui l’uomo deve rispondere di coazione, ripetuta tentata e consumata.
La versione dell’infermiere è ai microfoni di TeleTicino, invece, è diversa. "Otto delle nove vittime", ha detto, "soffrivano di demenza media o grave". Mentre le testimonianze degli ex colleghi sarebbero viziate dall’invidia e dalla voglia di delegittimare la direzione della casa anziani.
La procuratrice pubblica ha chiesto, come già fatto nel decreto d’accusa, una condanna a 180 aliquote sospese e una multa di 2'000 franchi. Condanna chiesta anche dagli accusatori privati, che hanno chiesto anche dei risarcimenti per torto morale e per danni.
La difesa, invece, sostenuta dall’avvocato Rossano Bervini, ha chiesto l’assoluzione dell’uomo perché non vi sono prove incontestabili a suo carico. Le testimonianze dei colleghi, infatti, nascono da un ambiente lavorativo viziato, con dei gruppi contrapposti ed esasperato dalla precedente inchiesta sulla casa anziani di Balerna, che vide la condanna di un’assistente di cura per maltrattamenti.
Altri due dipendenti dell’istituto dovranno invece rispondere degli stessi atti davanti alla pretura penale.
Maggiori dettagli nel servizio del Tg di TeleTicino in onda dalle 18.45
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