
“Il mese scorso ho avuto due persone che sono venute a casa nostra per chiedere di essere ospitati a Casa Marta... io ho dovuto dirgli ‘forse sarà possibile tra due anni, per ora no’”. Questo racconta la signora Silvana Buzzi, membro della Fondazione Casa Marta, a Teleticino, a testimonianza di come se la struttura di Bellinzona non è ancora pronta, non manchino le richieste da parte di persone in difficoltà. La struttura prende il nome dalla donna ecuadorena morta asfissiata nella capitale mentre cercava di riscaldarsi, e proprio ieri la Fondazione ha presentato il progetto in un incontro cui hanno partecipato le autorità comunali e il Cantone.
Un iter durato 10 anni
“A questo progetto stiamo lavorando da oltre 10 anni”, racconta Luca Buzzi, presidente della Fondazione, “altri avrebbero fatto scelte diverse e questo edificio sarebbe stato semplicemente abbattuto per costruzioni speculative di altro tipo”. Diversi gli ostacoli che ha dovuto superare la nuova struttura prima dell’approvazione, come testimonia Renato Minoli, un altro membro della Fondazione: “Ci sono persone che pensano che diventerà un ricettacolo di persone non gradite. Invece non è vero, sarà una struttura apertà alla città, dai bambini ai giovani, alle famiglie e agli anziani che per motivi vari hanno perso la casa e si trovano in difficoltà”.
Un supporto continuo
Gli ospiti potranno usufruire di vitto, alloggio, camere e lavanderia su tre piani. Ma anche di educatori che gli aiuteranno a ritrovare la speranza e, si spera, un futuro: “Questo è l’importante”, spiega Luca Buzzi, “che le persone siano seguite tutto il giorno e non abbandonate a sé stesse come in una pensione, ritrovando la gioia di vivere e il bene di potersi reinserire con una certa tranquillità nella nostra società”. Una struttura che va ad aggiungersi a quelle di Locarno e Mendrisio. Ma tre strutture sono sufficienti per far fronte al problema? “Lo stimolo che è stato dato con questo sussidio cantonale, che ha convinto il comune a fare altrettanto, è stato importante. D’altro canto riteniamo che in una società opulenta come la Svizzera si possa fare di più per le persone in difficoltà”.
L’esperienza di Casa Astra
A margine della presentazione del progetto, Teleticino ha intervistato Donato Di Blasi, direttore di Casa Astra. Una struttura affine a Casa Marta e con una lunga esperienza nel settore: “Lavoriamo dal 2004 e la struttura funziona. Collaboriamo bene con il Cantone e con i servizi sociali di vari comuni, risolvendo situazioni che altrimenti potrebbero prolungarsi inutilmente nel tempo”. Quanti sono gli ospiti? Avete un’idea di quale sia la richiesta di queste strutture in Ticino? “Attualmente ospitiamo una ventina di persone. Per quanto riguarda il bisogno... c’era stata una ricerca nel 2005, cantonale, in cui si parlava di 800 persone l’anno che facevano richiesta. Però a 15 anni di distanza diventa complicato fare stime. Noi avevamo presentato una richiesta al Cantone nel 2010, con l’idea di aprire almeno tre centri dislocati in Ticino e più o meno con Casa Martini e Casa Marta ci siamo arrivati”. Servirebbero altre strutture oltre a questa? “Oltre a queste tre non penso... cominciamo a vedere come funzionano ma dovrebbero essere più che sufficienti”.
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