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Ticino
'Mai portato soldi nelle banche svizzere'
'Mai portato soldi nelle banche svizzere'
'Mai portato soldi nelle banche svizzere'
Redazione
9 anni fa
Il prete arrestato nell'ambito dell'operazione Jonny, con un fratello a Lugano, nega pure i rapporti con la 'ndrangheta

Nessun rapporto con la 'ndrangheta e nessuna appropriazione indebita di denaro. Don Edoardo Scordio, il prete arrestato lunedì nell'ambito dell'operazione Jonny che ha smantellato la cosca Arena e fatto luce sulle ingerenze nel centro di accoglienza di Sant'Anna sull'Isola Capo Rizzuto (Calabria), nega di aver mai portato i soldi destinati ai migranti nelle banche svizzere.

Il sacerdote, che ha un fratello a Lugano, è stato sottoposto a interrogatorio dagli inquirenti italiani, che lo sospettano di associazione mafiosa, malversazione e truffa allo Stato. Don Scordio ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Abigail Mellace, dichiarandosi estraneo ai fatti contestatigli.

A proposito dei 132 mila euro ricevuti per svolgere "assistenza spirituale agli immigrati" per conto della Misericordia, l'associazione che gestisce il Centro, il prete ha dichiarato che quei soldi sono serviti per effettuare decine di lavori nella parrocchia. Anche l'ex governatore della Misericordia Leonardo Sacco, arrestato insieme al parroco, ha escluso qualunque ipotesi di appartenza e complicità con la criminalità, dichiarando che tutto è stato fatto "alla luce del sole", tutto è "tracciato e ricostruibile" e "non ci sono appropriazioni di fondi da parte di alcuno".

I difensori di Don Edoardo Scordio, avvocati Francesco Verri e Giancarlo Pittelli, hanno riferito di un "contegno molto ossequioso del parroco nei confronti dell'autorità giudiziaria e di rispetto per il lavoro svolto dalla magistratura". I difensori hanno chiesto che nei suoi confronti non venga disposta la misura cautelare in carcere o che vengano disposti i domiciliari. La decisione del gip è attesa nei prossimi giorni. 

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