
Bandiere, Luigi Rossi e 2 mila candidati. Questa mattina, al Padiglione Conza, il Partito Popolare Democratico ha lanciato ufficialmente la campagna per le elezioni comunali.
I Big di un partito ancora privo di presidente e reduce da un'erosione continua di consensi, davanti a oltre 500 persone, hanno dimostrato la ferma volontà di invertire questo trend.
Dapprima ha preso la parola il presidente ad interim Filippo Lombardi, che ha ricordato le grandi sfide che attendono i comuni ticinesi: le aggregazioni e i rapporti, non sempre facili, tra Cantone e comuni. "Se vogliamo un Ticino forte" ha dichiarato Lombardi, "dobbiamo impegnarci tutti, uomini e donne, non si può lasciare tutto in mano ai tecnocrati."
Il direttore del DSS Paolo Beltraminelli, dal canto suo, ha toccato molto temi di interesse cantonale: la manovra di risanamento, il referendum contro la legge dell'EOC, la migrazione, l'inaugurazione di AlpTransit, il risanamento del San Gottardo. Ma l'intervento del consigliere di Stato si è focalizzato specialmente sui non facili rapporti tra Cantone e zoom uni e sul ruolo del PPD.
Non le ha mandate a dire al PLR, invece, il capogruppo Fiorenzo Dadò, che in Parlamento non ha mai appoggiato i popolari democratici. Frecciatine anche alla Lega, che dapprima aveva appoggiato Maurizio Canetta, salvo poi dissociarsene.
In chiusura di congresso i delegati PPD hanno approvato una risoluzione dove, nero su bianco, si oppongono a qualsiasi ulteriore ribaltamento degli oneri, a meno che in contropartita non sia attribuito all'Ente Locale un potere decisionale. Il PPD inoltre combatterà qualsiasi riduzione dell'autonomia comunale in ambito di educazione, sicurezza e servizi. Da ultimo, il partito ha annunciato l'intenzione di opporsi a qualsivoglia facilitazione delle aggregazioni coatte.
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