
“Trattala bene, se no ricomincio a parlare male di voi”. Sarebbe questo il contenuto di un sms inviato un mese fa giudice Mauro Ermani, presidente del Tribunale penale, al procuratore generale Andrea Pagani, a proposito di una sua stretta collaboratrice, candidata al ruolo di procuratore pubblico. Lo riporta Tio.ch. Un Sms che aggiunge un nuovo dettaglio nell’elezione dei procuratori pubblici, in un momento già particolarmente teso in Magistratura, dopo che il Consiglio della Magistratura ha sfiduciato 5 procuratori pubblici, rivolgendo loro delle pesanti critiche.
Che legame con le critiche ai procuratori?
A fine anno, ricordiamo, il Gran Consiglio dovrà procedere con le nuove nomine dei procuratori, che hanno durata decennale. Su 21 magistrati, 20 si sono riproposti, tra cui i 5 “bocciati”. Sette altri candidati hanno invece concorso. Tra questi vi sarebbe una stretta collaboratrice del giudice Mauro Ermani. E oggi si è appreso, come anticipato dal portale Tio.ch, dell’sms che Ermani avrebbe inviato al procuratore generale Andrea Pagani circa un mese e mezzo fa, ovvero in un momento in cui la commissione esterna degli esperti stava valutando le nuove candidature. “La X pare sia andata bene. Se lascia il Tribunale penale, trattamela bene. Se no ricomincio a parlare male di voi”. Un messaggio grave, se fosse vero, a cui pare non ci sia stato più seguito. Ma che solleva domande: c’è un legame tra il messaggio e i pesanti giudizi formulati nei confronti dei magistrati sfiduciati?
Secondo il portale Tio, Ermani si sarebbe riferito alle numerose sfuriate contro i procuratori durante i processi. Ma a giudicare dalle critiche circolate sulla stampa si potrebbe pensare che abbia continuato a parlar male. La vicenda è ancora tutta da chiarire. Per il resto si sa che i magistrati sfiduciati saranno ricevuti dalla Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio, che ha deciso di riaprire temporaneamente il concorso per avere più scelta.
L’MPS chiede una riforma del sistema giudiziario
Sul tema sono già arrivate le prime posizione politiche. Per l’MPS questo episodio non fa altro che confermare “il livello di degrado a cui è giunto il sistema giudiziario cantonale”. Per il movimento appaiono evidenti “le responsabilità del governo, dei partiti che ne fanno parte e delle istanze direttive della magistratura”. Il tutto spinto in questa direzione “da un sistema di organizzazione e governo della magistratura pesantemente condizionato dal potere politico”. In un contesto in cui la magistratura, l’elezione di giudici e procuratori “non sono che il riflesso di rapporti di forze e di potere”, il movimento chiede che i membri del Consiglio della Magistratura rimettano il loro mandato e che il Gran Consiglio inizi subito una discussione per una riforma della magistratura “fondata su principi di autogoverno e su criteri di nomina di giudici e magistrati che permettano di superare le attuali interferenze partitiche”. Richieste che verranno formalizzate nei prossimi giorni in atti parlamentari.
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