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Ticino
Magistratura, respinti i ricorsi di Quadri e Verda Chiocchetti
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
un anno fa
La Commissione di ricorso sulla Magistratura ha dato ragione al Consiglio della Magistratura, che lo scorso dicembre ha destituito i due ex giudici del Tribunale penale cantonale. Quadri e Verda Chiocchetti intendono ora rivolgersi al Tribunale federale.

La Commissione di ricorso sulla magistratura, a cui si sono rivolti i giudici destituiti Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti, ha dato ragione al Consiglio della Magistratura in merito alla decisione, emanata lo scorso 10 dicembre, di destituirli. Secondo quanto riferisce La Regione, i loro ricorsi sono stati respinti. Ma Quadri e Verda Chiocchetti intendono portare avanti la loro battaglia, rivolgendosi al Tribunale federale, ha confermato il loro legale, l'avvocato Marco Broggini.

Una condotta ingiustificabile

I due giudici avevano chiesto alla Commissione di ricorso sulla Magistratura di bocciare la decisione del CDM, definendo la loro destituzione "del tutto tendenziosa" e "frutto di accanimento". Ma la Commissione di ricorso sulla Magistratura ritiene che, si legge nelle due sentenze fotocopia di cui dispone il foglio bellinzonese, "il ricorrente ha tenuto una condotta ingiustificabile e gravemente lesiva dei suoi doveri di magistrato. Egli non si è fatto scrupolo di denunciare penalmente un suo collega, presidente del tribunale in cui era attiva, per un reato infamante che sapeva essere del tutto infondato, cavalcando il conflitto suo e di altri per pura e semplice volontà di attaccare il suo avversario, in una fase in cui le istituzioni erano attive per invece risolvere quei conflitti". Per la Commissione di ricorso sulla magistratura "non è tollerabile che, all'interno del più alto tribunale cantonale, un magistrato sfrutti scorrettamente un mezzo legale per ‘fare la guerra’ ad un collega".

La destituzione unica misura per ristabilire la fiducia

Visto il comportamento dei due ex magistrati, la destituzione è stata "l'unica misura in grado di ristabilire un clima di fiducia (e di un minimo di serenità) all'interno di un tribunale che si è trovato confrontato per mesi in diatribe perfettamente inutili, che hanno anche comportato non da ultimo un notevole impegno di alcuni giudici e altro personale nell'evasione delle continue sollecitazioni che il cosiddetto ‘Caos al Tpc’ ha comportato, venendo in questo tolti alle loro usuali incombenze giudiziarie quotidiane, e ciò a detrimento dell'utenza nonché in definitiva anche delle risorse finanziare dello Stato”.