
Nel 2035 scadrà la concessione per l’utilizzo delle acque pubbliche di superficie della Maggia, oggi detenuta dalle Officine Idroelettriche della Maggia (Ofima). Il Consiglio di Stato non intende rinnovarla, facendo valere il diritto di riversione, entrando quindi in possesso di dighe e impianti che farà gestire all’Azienda elettrica ticinese (Aet). Oggi, su proposta del Dipartimento delle finanze e dell’economia, il governo ha approvato il relativo messaggio.
Si tratta del primo passo nell’attuazione della nuova politica energetico-climatica cantonale, già decisa dal Gran Consiglio. Ora, però, dalla progettualità di un piano energetico, si passa ai fatti. Con il messaggio che sarà presentato al Gran Consiglio, oltre a decidere il mancato rinnovo della concessione, si dovranno infatti anche valutare i passi che porteranno al 2035, momento in cui il Cantone inizierà a gestire le dighe in prima persona. Il governo chiede quindi “al Parlamento di autorizzarlo ad avviare, in collaborazione con l’AET, le trattative e le attività necessarie per definire le condizioni per la riversione degli impianti della Maggia e dei suoi affluenti”, si legge in una nota.
Oltre agli impianti Maggia I (tronco Sambuco-Verbano), la cui concessione scade nel 2035, vi sono gli impianti Maggia II (tronco Naret – Cavagnoli – Robiei – Bavona – Cavergno, compresa l’adduzione delle acque della valle Bedretto) la cui concessione terminerà il 31 dicembre 2048.
“Il Consiglio di Stato chiede, in particolare, di determinare da subito con l’AET gli interventi di miglioria alle installazioni tecniche, così da assicurare un’ottimale e razionale funzionalità delle stesse, anticipando se del caso eventuali ampliamenti (vedi ad esempio innalzamento dighe) o ammodernamenti prima della scadenza della concessione. Il tutto nell’ottica di garantire la sicurezza di approvvigionamento tramite una maggiore produzione indigena (anche invernale) e, di conseguenza, una minore dipendenza dall’estero”.
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