
Doppia intervista oggi per il direttore dell'Istituto di ricerche economiche (IRE) dell'Università della Svizzera italiana, Rico Maggi.
Sia sul Corriere del Ticino che su La Regione, Maggi si ritrova a difendere lo studio realizzato dal suo istituto sui frontalieri, che in questi giorni ha sollevato un vero e proprio polverone tra i cittadini e i politici, alcuni dei quali hanno chiesto addirittura di chiudere l'IRE.
Le conclusioni dello studio, ricordiamo, sono che in Ticino non esiste un fenomeno di sostituzione di manodopera residente con lavoratori frontalieri e che, in pratica, se questi ultimi vengono scelti è perché hanno dei profili migliori.
Rico Maggi conferma su tutta la linea queste conclusioni. "Certo, la ricerca scientifica non si fa condizionare dalle polemiche politiche" afferma.
"Col cavolo che noi abbiamo delle colpe" aggiunge Maggi, per ribadire il concetto. "Quello realizzato è uno studio scientifico che segue tutte le regole della professione e della serietà accademica. Perché dovremmo avere delle colpe dunque? Il nostro lavoro ricalca lo standard di come si fanno le cose in questo ambito e per il nostro concetto di ricerca scientifica sono state dette le cose in modo veritiero. Se poi il Ticino non vuole accettare una realtà, questa è un'altra storia, che non ha nulla a che vedere con la credibilità del nostro lavoro."
"Questo Cantone ancora dopo vent'anni non è pronto ad accettare il ruolo dell'Università e della ricerca scientifica" aggiunge Maggi rincarando la dose.
Il direttore dell'IRE ritiene dunque che il suo studio rispecchi la realtà e che chi lo critica dovrebbe forse leggerlo meglio.
"Che i contenuti non sarebbero stati apprezzati era chiaro e ne eravamo coscienti" afferma. "E con queste critiche posso convivere. Non posso però accettare che si spari su tutto l'istituto, sui suoi collaboratori e anche sull'USI. In questo senso sono molto amareggiato e pure arrabbiato: alcuni attacchi sono stati pura diffamazione. È incredibile come si possa ancora dire che se uno è italiano non lavora in modo serio."
Maggi critica poi la Lega, Sergio Savoia, ma pure il presidente del Gran Consiglio Luca Pagani ("mi ha sorpreso il suo comportamento").
E conclude ribadendo che lo studio è concluso e resta così. "Ho comunque dato la disponibilità a rispondere alle domande dell'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio" precisa.
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