
Come prevedibile ha fatto molto rumore l’articolo di venerdì del quotidiano Le Temps che, senza mezzi termini, ha parlato di infiltrazioni mafiose nel settore dell'enogastronomia ticinese. Tutto è nato dall'operazione Stige, condotta dal procuratore Nicola Gratteri di Catanzaro, che ha portato all'arresto di 169 persone e che ha rivelato legami della cosca della 'ndrangeta Farao-Marincola con alcuni ristoranti di Lugano e Chiasso, appartenenti a persone legate ad associazioni mafiose (vedi articolo suggerito).
Il problema delle infiltrazioni mafiose torna quindi di preoccupante attualità anche alle nostre latitudini. Il presidente di GastroTicino Massimo Suter ha parlato di “omertà", termine che troppo spesso va a braccetto con “mafia”. Il sindacalista di Unia Giangiorgio Gargantini aveva invece puntato il dito contro “la facilità con cui è possibile aprire, chiudere e gestire un ristorante da un proprietario all'altro".
A tornare d’attualità è anche la strategia di Cantoni e Confederazione per arginare il fenomeno. In questo senso, nel giugno 2017, i deputati Giorgio Fonio e Boris Bignasca avevano presentato una mozione con cui chiedevano al Governo di volersi attivare con le autorità federali affinché venga rivista la strategia “che vede il nostro Cantone indebolito da una centralizzazione delle Autorità inquirenti in ambito di criminalità organizzata”. Una preoccupazione ribadita dallo stesso Fonio sulle colonne del quotidiano francofono.
A questo proposito il Governo, nel suo rapporto del 15 novembre scorso sulla Mozione Fonio-Bignasca aveva sottolineato che la centralizzazione delle indagini relative alle organizzazioni mafiose presso il Ministero pubblico della Confederazione si inserisce nella strategia della lotta alla criminalità del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) per il periodo 2015-2019. In questi ambiti, aveva assicurato il Consiglio di Stato, le autorità di perseguimento penale della Confederazione, unitamente al Servizio delle attività informative (SIC), “collaborano comunque attivamente con le autorità cantonali”.
“Nel nostro Cantone il contatto con fedpol avviene per il tramite del nucleo compiti speciali, un servizio della Polizia cantonale che collabora attivamente con le autorità federali e monitora costantemente i fenomeni legati alle organizzazioni di stampo mafioso”, aveva spiegato il Governo, non ritenendo necessaria una decentralizzazione a livello regionale delle inchieste relative alla lotta alla mafia, “in quanto la collaborazione tra il Ministero pubblico della Confederazione, fedpol e il nostro Cantone è costante, quotidiana e ottimale”.
La zona grigia delle imprese che si creano e dissolvono con estrema facilitàCome detto, sia Fonio che Gargantini hanno attirato l’attenzione sull’estrema facilità con cui le imprese vengono create e sciolte, con un numero di fallimenti sopra la media. Un vero e proprio terreno fertile per le infiltrazioni mafiose.
Anche in questo caso il problema era stato affrontato dal Consiglio di Stato nel suo Rapporto del 15 novembre. "L’Ordinanza del registro di commercio (ORC) - ha spiegato il Consiglio di Stato - non offre la possibilità di eseguire accertamenti concernenti le motivazioni che inducono i titolari di quote e gli amministratori per il trasferimento delle società in altri Cantoni o per altre operazioni, come per esempio le ristrutturazioni societarie (fusioni o scissioni) oppure la modifica dello scopo societario".
L’eccezione è costituita dalle verifiche giuridiche che l’ Ufficio del registro di commercio (URC) ha messo in atto a partire da quest’ultimo anno con l’ausilio di un collaboratore scientifico avvocato e notaio di formazione che, tra l’altro, si occupa, dei casi di società di capitale cedute nella totalità delle quote e che notificano una situazione societaria completamente modificata (nome della ditta, recapito, scopo e amministratori). In caso di inoltro di bilanci che presentano l’erosione del capitale sociale, l’iscrizione viene quindi rigettata e, se del caso, viene di seguito avviata una procedura d’ufficio volta alla cancellazione della società.
La nuova prassi adottata viene ora monitorata e solo fra qualche tempo sarà possibile verificarne la sua efficacia.
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