
È ripreso oggi il maxiprocesso contro la mafia delle sigarette al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona. Alla fine delle loro arringhe, i legali dei presunti contrabbandieri hanno chiesto l'assoluzione per i loro assistiti. L'atto di accusa "è confuso, contraddittorio e privo di ogni prova tangibile", hanno sostenuto. Secondo la difesa, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) non ha avviato la sua inchiesta in seguito a un nuovo reato, ma lo ha fatto perché messo sotto pressione da certi paesi dell'Unione europea (Ue), in particolare dall'Italia.In questi Stati, il contrabbando è considerato un crimine. In Svizzera, invece, le infrazioni alle leggi fiscali di altri paesi non sono punibili, ha sottolineato l'avvocato Dino Degiorgi, uno dei primi a prendere la parola oggi davanti al TPF. Degiorgi, che difende gli interessi di un imputato ticinese di 66 anni, ha rilevato che nelle zone di frontiera svizzero-italiane il contrabbando ha svolto storicamente un ruolo importante. Il suo assistito ha per esempio contrabbandato sigarette già quale scolaro, al fine di accumulare una paghetta. Degiorgi ha tuttavia assolutamente negato i legami tra l'imputato e le organizzazioni di stampo mafioso.Il MPC è di tutt'altro avviso. Secondo l'accusa, i nove imputati sotto processo - otto uomini, di cui uno in contumacia e una donna - hanno avuto un ruolo nelle attività criminali di organizzazione mafiose come la Camorra napoletana e la Sacra Corona Unita pugliese. Per i procuratori federali, la loro responsabilità è "grave".Dal 1994 al 2001, avrebbero riciclato oltre un miliardo di franchi, provento del contrabbando di almeno 215 milioni di stecche di sigarette dal Montenegro all'Italia. Per questi reati, il MPC ha richiesto pene oscillanti tra nove mesi sospesi condizionalmente e quattro anni e mezzo di carcere.Il processo dovrebbe durare fino al 19 giugno. Non è ancora chiaro quando verrà resa nota la sentenza.ATS
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