
La vicenda della cosiddetta "mafia delle sigarette", conclusasi con l'assoluzione di sette persone e la condanna di altre due davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona, sentenza poi confermata dal TF, avrà nuove conseguenze finanziarie per la Confederazione. I giudici di Losanna hanno accolto il ricorso di cinque degli assolti, che si sono opposti al pagamento delle spese di giustizia. Inoltre il quintetto ha diritto a un risarcimento per il periodo passato in carcere.
La sentenza del TPF risale al marzo 2012. I due imputati principali, entrambi italiani, sono stati giudicati colpevoli di sostegno a un'organizzazione criminale. Uno degli imputati è stato condannato a due anni e quattro mesi, di cui nove mesi da scontare, l'altro a un anno e nove mesi con la condizionale.
Le assoluzioni nel frattempo sono definitive, dato che il Tribunale federale (TF) lo scorso mese di novembre ha bocciato il ricorso del Ministero pubblico della Confederazione (MPC). Per quanto concerne i costi di giustizia, il TF però ora accoglie i ricorsi di cinque assolti.
I giudici di Bellinzona li avevano condannati ad assumersi circa 170'000 franchi di costi del procedimento e a versare alla Confederazione oltre un milione per le spese che questa ha sostenuto per gli avvocati. Il TPF aveva giustificato la decisione con il fatto che la responsabilità per l'avvio del procedimento penale ricadeva sui cinque.
La corte di Losanna sostiene invece che non è possibile rilevare un qualsiasi comportamento illegale che abbia provocato l'avvio della procedura da parte del MPC. Il dossier torna ora al TPF che dovrà determinare anche l'ammontare dell'indennizzo per la detenzione ed eventuali risarcimenti per torto morale.
Gli imputati, quattro cittadini elvetici e cinque italiani, tutti residenti in Svizzera, erano accusati a vario titolo di partecipazione, eventualmente sostegno, a un'organizzazione criminale e riciclaggio di denaro. Erano sospettati di aver contrabbandato, fra il 1996 e il 2000, oltre 215 milioni di stecche di sigarette dal Montenegro in Italia, riciclando in Svizzera il denaro guadagnato. La procura federale sosteneva che avessero avuto un ruolo nelle attività della camorra napoletana e della Sacra corona unita pugliese.
Per un cambiavalute ticinese di 76 anni erano stati chiesti quattro anni di reclusione. L'accusa sosteneva che avesse introdotto nel sistema bancario elvetico 1,4 miliardi di lire ricevuti da membri di organizzazioni mafiose fra il 1994 e il 2001 e che fosse al corrente della provenienza illegale del denaro.
Quello del 2012 è stato un secondo processo contro la "mafia delle sigarette". Il bis si è reso necessario dopo che nel marzo del 2011 il TF, accogliendo un ricorso dell'MPC, aveva cassato una sentenza del giugno 2009, che proscioglieva tutti gli imputati dall'accusa di riciclaggio e sette di loro da quella di sostegno ad un'organizzazione criminale. Per il TF la corte bellinzonese aveva operato in modo arbitrario, senza valutare nel dettaglio quello che veniva considerato uno dei più importanti casi di criminalità organizzata in Svizzera. Il processo del marzo 2012 ha poi fondamentalmente confermato la sentenza del 2009
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