
Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha concluso stamane le requisitorie nel maxiprocesso, che si svolge al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona, a carico di nove presunti membri della "mafia delle sigarette". Le richieste di pena più severe riguardano un ticinese e un italiano, per cui la procura ha chiesto rispettivamente tre anni e quattro anni e mezzo di carcere. Nel pomeriggio sono attese le arringhe degli avvocati.Al termine di una requisitoria fiume di dodici ore, iniziata già ieri mattina alle 8.30, per tutti gli imputati - quattro cittadini svizzeri, tre italiani, uno spagnolo, giudicato in contumacia, e un francese, di età compresa tra i 56 e i 73 anni - l'MPC ha pure chiesto delle multe, lasciando però ai giudici il compito di fissarne l'ammontare.Oltre al carcere per l'italiano, domiciliato in Ticino, e il ticinese, domiciliato a Chiasso, i procuratori Adrian Ettwein, Stefan Lenz e Lienhard Ochsner hanno pure chiesto la confisca di beni immobiliari e conti bancari per un valore complessivo di diversi milioni di franchi.Infliggendo condanne pesanti, afferma la procura federale, il TPF "potrebbe evitare alla Svizzera la pessima reputazione di essere considerata un crocevia del crimine organizzato".Gli imputati sono accusati di "partecipazione, eventualmente sostegno, a un'organizzazione criminale e riciclaggio di denaro". Avrebbero riciclato oltre un miliardo di franchi, provento del contrabbando di almeno 215 milioni di stecche di sigarette dal Montenegro all'Italia fra il 1994 e il 2001.Il denaro incassato sarebbe stato portato da corrieri in Svizzera, per essere "in gran parte reintrodotto nel circuito finanziario legale attraverso l'ufficio di cambio di uno degli accusati e riutilizzato, conformemente al desiderio dell'acquirente, per l'acquisto di sigarette provenienti da depositi non soggetti a tasse doganali", sostiene l'MPC.Secondo modalità diverse, gli otto uomini e la donna sotto processo, tutti domiciliati nella Confederazione, hanno avuto un ruolo nelle attività criminali di organizzazioni mafiose come la Camorra napoletana e la Sacra corona unita pugliese. Per i procuratori la responsabilità degli accusati è "grave". Gli imputati negano di aver commesso illeciti.
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