
Si susseguono i casi di stranieri espulsi dal Ticino, i cui ricorsi vengono respinti dal Tribunale federale.
Dopo il caso dell'ex calciatore di Bellinzona e Locarno Akande Ajide, emerso venerdì scorso, oggi i giudici di Losanna hanno pubblicato una sentenza che riguarda una donna senegalese, classe 1974, giunta in Ticino nel 2005.
La donna venne nel nostro Paese per sposarsi con un cittadino svizzero, classe 1939. I due si unirono in matrimonio nel maggio 2005. Da allora iniziarono a convivere e la donna ricevette un permesso di dimora.
Nell'aprile 2006 giunse in Ticino dal Senegal pure uno dei figli della donna, classe 1994, il quale ottenne un permesso di dimora per ricongiungimento familiare.
Nell'ottobre dello stesso anno, però, i due interruppero la convivenza. Il Pretore del Distretto di Vallemaggia, su richiesta della coppia, autorizzò i coniugi a vivere separati.
Ma già nel febbraio 2007, visto il cambiamento nella situazione della coppia, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle Istituzioni revocò il permesso di dimora alla donna e a suo figlio, invitandoli a lasciare la Svizzera.
Poco tempo dopo la decisione, però, la donna mise al mondo un altro bambino, presunto figlio del marito svizzero. Il piccolo ottenne quindi il passaporto elvetico.
Nel giugno 2007, poi, i due coniugi comunicarono alle autorità di essersi riappacificati e di essere tornati a vivere insieme.
La pace coniugale non durò molto, visto che già nel luglio 2008 l'uomo chiese di divorziare, motivo per il quale venne riattivato il termine di partenza che era stato sospeso in seguito alla ripresa della convivenza.
Ma poi la coppia tornò a dire di aver risolto le proprie divergenze coniugali, per cui la Sezione della popolazione rilasciò dei nuovi permessi di dimora per la donna e suo figlio giunto dal Senegal. Nel 2009 si aggiunse alla famigliuola un nuovo figlio, anche lui frutto di una precedente relazione della donna, anche lui in provenienza dal Paese africano. E anche lui ottenne un permesso di dimora per ricongiungimento familiare.
Nel marzo 2010 la coppia interruppe nuovamente la convivenza e il Pretore di Locarno affidò la custodia del figlio dei due alla donna. Pochi mesi dopo, in ottobre, il marito presentò una domanda di disconoscimento di paternità nei confronti del presunto figlio in comune, essendo venuto a conoscenza di non essere il padre del bambino.
Nel dicembre 2011, infine, la Sezione della popolazione revocò nuovamente il permesso di dimora alla donna, e di conseguenza anche ai due figli giunti dal Senegal.
Una decisione confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, poi dal Tribunale amministrativo cantonale, con sentenza di marzo 2014.
Il motivo del rifiuto del permesso, secondo la corte, è da ricercare nel fatto che i consorti non hanno convissuto in maniera ininterrotta durante tre anni e che la donna non si sarebbe integrata. Inoltre la donna non ha mai subito maltrattamenti e il suo reintegro nel Paese d'origine non sarebbe difficoltoso, secondo i giudici.
La donna ha tentato ancora l'ultima carta a disposizione, quella del Tribunale federale, presentando un ricorso a nome suo e dei suoi tre figli.
Ma i giudici di Mon Repos l'hanno respinto. Dopo una lunga serie di tira e molla, prima coniugali poi legali, la donna e i suoi tre figli dovranno finalmente lasciare la Svizzera.
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