
I ricattatori di Bomio, madre e figlio, sono stati condannati per tutti i capi d'accusa, in particolare per il reato principale d'estorsione. Il giudice della pretura penale Siro Quadri ha dunque ritenuto che madre e figlio hanno estorto denaro a Flavio Bomio in cambio del silenzio sugli abusi sessuali da lui commessi nella Nuoto Bellinzona. "Per assurdo in questo caso Bomio è stato la vittima" ha commentato il giudice. Entrambi sono stati condannati a una pena pecuniaria sospesa. Secondo il giudice i 250 mila franchi che Bomio ha dato ai due sono frutto di una serie di pressioni psicologiche.
Il procuratore pubblico Zaccaria Akbas nel pomeriggio aveva chiesto la conferma del decreto d'accusa, sostenendo che madre e figlio hanno estorto quel denaro all'allora presidente della società nuoto di Bellinzona Flavio Bomio. "Se lo ha registrato, lo ha fatto per estorcere denaro. Altrimenti a cosa sarebbe servita la registrazione audio raccolta dall'imputato?" ha detto il procuratore. Poi rivolgendosi all'imputato, il pm ha aggiunto: "Nessuno mette in discussione che lei è una vittima, ma se estorce del denaro commette comunque un reato".
Dal canto loro gli avvocati difensori hanno entrambi contestato il reato di estorsione, facendo leva sulle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Bomio stamane in aula, ovvero che l'ex presidente della società nuoto ha dato quei soldi volentieri e che non ricorda, almeno per la madre, di essere stato ricattato. "Se non c'è minaccia", ha detto l'avvocato, "cade l'estorsione. I soldi elargiti da Bomio sono quindi stati frutto di un accordo pattuito tra le parti, considerato soprattuto che la proposta è partita dallo stesso Bomio".
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