
Ha sollevato un piccolo polverone la decisione della maggioranza dei municipali di Lugano, trapelata alla stampa giovedì sera, relativa all’ex-macello, di adottare di una linea più dura verso i “molinari” e forse addirittura dello sgombero. Una fuga di notizie che non è piaciuta a Michele Bertini, vicesindaco e direttore del dicastero sicurezza e spazi urbani: “il Municipio ieri non ha discusso i termini di uno sgombero entro Natale, quanto ha discusso il Municipio ieri compete al Municipio perché dovrebbe sottostare al segreto d’ufficio. C’è stata una fuga di notizia, fa parte della politica ma non la giustifico e ha fatto salire i toni. Ad ogni modo è un problema che merita delle risposte anche dal punto di vista del Cantone”.
L’effetto della manifestazione del 30 ottobre
Secondo quanto trapelato ieri la manifestazione in Piazza Molino Nuovo del 30 ottobre, con tanto di testata a una giornalista della Regione, sarebbe stato l’episodio decisivo per la decisione, fatto in parte confermato da Bertini: “Non so se è la goccia che ha fatto traboccare il vaso ma è stato l’ennesimo episodio, intollerabile, di una situazione di illegalità che la città conosce da 19 anni a questa parte. In precedenza però si pensava di tollerare la situazione fino alla partenza del cantiere per il sedime dell’ex-macello, per poi affrontarla lì. Oggi abbiamo una maggioranza che la pensa in modo diverso: se le cose continuano con tranquillità la permanenza fino alla partenza del cantiere potrebbe essere garantita. Ma non a tutte le condizioni: se dovessero esserci degli episodi simili non possiamo girarci dall’altra parte”.
Una possibile convivenza
“Il posto per l’autogestione ci potrebbe essere se l’autogestione si merita questo posto”, conclude Bertini, “noi siamo pronti a concedere spazi alternativi a chi è disposto a fare un progetto costruttivo e basato sul dialogo e sulla vita pacifica di comunità. La dove ci sono aggressioni e illegalità, l’autorità non può sedersi al tavolo”.
Cristina Zanini-Barzaghi: “Attendere il risultato del concorso”
Più conciliante la municipale Cristina Zanini-Barzaghi, che ritiene non sia questo il momento per intraprendere questo tipo di azioni: “Non voglio entrare nel merito, posso solo aggiungere che il concorso come è stato deciso da Municipio e Consiglio comunale, che non comprenderà l’autogestione, è stato avviato con tutti i limiti della situazione Covid. Secondo me la cosa più giusta sarebbe attendere il risultato del concorso e discutere il progetto prima di partire con delle azioni concrete”.
“Manca una strategia a livello di città”
Secondo la municipale socialista ad ogni modo il Molino risponde ai bisogni di una fascia della popolazione e se per la convivenza servono sforzi da entrambe le parti, la Città ndeve avere una strategia chiara: “Bisogna definire cos’è l’autogestione: noi vediamo che in altre città svizzere ci sono diverse realtà che coinvivono, realtà più istituzionali o più radicali a seconda del caso. Cioè non toglie che i giovani e in generale una certa fascia della popolazione chiedono degli spazi da poter utilizzare in modo più libero senza troppe regole, anche se qualche regola ovviamente ci vuole. Forse il vero problema di questa città è che non c’è una vera strategia in questo ambito in generale”.
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