
"Ma quale ISIS! Noi siamo brava gente, si tratta solo di un complotto."
Così la 33enne Amine Khacia, sorella maggiore di Oussama (il jihadista di Viganello morto in Siria) e di Abderrahmane (il presunto jihadista di Brunello arrestato ieri, a sinistra nella foto), esprime la posizione della famiglia in un'intervista al Corriere della Sera.
Amine, che è sposata e che vive a Bergamo, afferma che suo fratello "è solo un fifone", "uno che si fa le canne con gli amici."
"L’anno scorso hanno provato a incastrare Oussama ma non hanno trovato le prove, allora l’hanno espulso. Adesso ci stanno provando con il più piccolo. Tutto qua" dichiara la sorella, secondo cui si tratta solo di una macchinazione.
La donna spiega che suo padre ha educato i figli nel rispetto del Corano, ma senza radicalismo. Lei stessa non ha mai coperto il volto. "Siamo brava gente" afferma. "Quando Oussama è stato espulso la mia famiglia ha incominciato a vivere una tragedia. Il fratello più piccolo ne ha risentito, come tutti. Oussama era un ragazzo d’oro ed era un sostegno per la famiglia. Ma nessuno può dire dove sia morto e che cosa sia successo e non credo alla polizia quando sostiene che sia morto in combattimento."
Amine racconta poi che suo fratello Abderrahmane stava cercando un lavoro. "Ha frequentato fino a un mese fa un corso per pizzaiolo e mio padre ha ottenuto un prestito per pagare la sua frequenza ai corsi. Secondo voi, uno che vuole andare in Siria a farsi esplodere, fa un corso per diventare pizzaiolo? Mio fratello è un fifone, ha paura di qualsiasi cosa, non è una persona con un carattere forte e non è proprio il tipo che possa fare il combattente."
Eppure secondo gli inquirenti, che da mesi sorvegliavano le persone arrestate ieri, Abderrahmane era pronto ad unirsi allo Stato islamico per farsi esplodere in nome della jihad. Come lui stesso aveva più volte dichiarato nelle intercettazioni telefoniche.
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