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“Ma quale Chiesa? Non pagavano e basta"
“Ma quale Chiesa? Non pagavano e basta"
“Ma quale Chiesa? Non pagavano e basta"
Redazione
11 anni fa
La Fondazione Maghetti spiega i motivi dello sfratto del negozio GamesArena: “Da 6 mesi non pagano l’affitto”

Non c'è la mano della Chiesa dietro allo sfratto del GamesArena, il negozio di videogiochi situato nel quartiere Maghetti di Lugano. Lo precisa il direttore della Fondazione Maghetti Riccardo Caruso, a seguito delle esternazioni dei proprietari del negozio ludico (vedi articolo correlato) che proprio oggi sulla loro pagina Facebook hanno annunciato la chiusura dell’attività puntando il dito contro la curia, rea di non approvare la vendita di videogiochi violenti.

Ma la decisione dello sfratto è stata presa dalla Fondazione Maghetti, che è sì legata alla Chiesa per statuto, ma prende decisioni indipendentemente dalla volontà della curia. E le ragioni dell'allontanamento sono legate soprattutto da esigenze prettamente commerciali.

Ma è meglio spiegare la vicenda tutta dall’inizio: “Due anni fa" ci racconta Caruso, "quando è uscito il videogame Gta V, noto per le sue scene cruenti, ho espresso le mie perplessità al titolare riguardo alla sua vendita. Dirigendo una Fondazione che si preoccupa di promuovere progetti educativi e formativi, è chiaro che mi sono preoccupato per le conseguenze che la vendita di questi videogiochi possa comportare. Allora erano usciti diversi articoli che riportavano le testimonianze di psicologi che parlavano delle difficoltà per i più giovani di distinguere tra finzione e realtà. Il problema non era tanto la vendita del gioco, ma il fatto che giovani, anche di 12 anni, giocassero a quel videogioco nel suo negozio. Il titolare non è stato disposto a rinunciare alla vendita, ma assieme abbiamo raggiunto un accordo reciproco bonale per far cessare il rapporto contrattuale di locazione. Gli ho dato tempo per trovare una soluzione alternativa e dopo un anno che ancora non l’aveva trovata, a settembre 2014, gli ho permesso di rimanere ancora un altro anno. Ma poi, a marzo 2015, ha improvvisamente smesso di pagare l’affitto”.

Il titolare ha così accomulato debiti per 20mila franchi e non si è reso reperebile per i prossimi mesi. Da qui la decisione di Caruso di rivolgersi al Pretore per intimargli lo sfratto.

“Conosco il titolare da 13 anni e abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Mi dispiace che abbia travisato i fatti e che la vicenda sia finita in questo modo. Non so spiegarmi bene il perché" conclude.

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