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Bellinzona
Lutto nel mondo nell’arte ticinese: è morto Nando Snozzi
Red. Online
2 ore fa
È lui l'uomo deceduto questa mattina su una spiaggia della Sardegna, isola sulla quale risiedeva da tempo

È l'artista Nando Snozzi l'uomo deceduto questa mattina in Sardegna, sulla spiaggia di Santa Maria Navarrese, frazione di Baunei, nella provincia dell'Ogliastra.

Snozzi, classe 1951, è stato colto da un malore nella mattinata di mercoledì 19 agosto, a pochi metri dalla riva. I bagnini di uno stabilimento balneare e gli operatori del 118 sono intervenuti rapidamente e hanno tentato a lungo di rianimarlo. Tuttavia, non c’è stato nulla da fare.

Nando Snozzi era una figura originale e difficilmente classificabile della scena culturale ticinese. Pittore, performer, regista di azioni teatrali e insegnante, aveva fatto dell’arte non soltanto una professione, ma un modo di stare al mondo. Il suo lavoro attraversava la pittura, il teatro, la parola e la musica.

L’Atelier Attila come luogo d’incontro

Dal 1981 il suo nome era legato soprattutto all’Atelier Attila di Arbedo. Più che un semplice studio, il laboratorio era diventato nel tempo una bottega, un luogo di formazione e una sorta di famiglia allargata per le molte persone che vi hanno seguito i suoi corsi di disegno e pittura, una pratica dell’arte intesa come esperienza personale. L’atelier era anche uno spazio di confronto, nel quale allievi, artisti e amici potevano incontrarsi e lavorare fianco a fianco. «Disegnare e dipingere sono un fatto naturale», aveva spiegato in un’intervista.

Tra espressionismo e visioni surreali

Nato e cresciuto a Bellinzona, Snozzi aveva iniziato la vita professionale come contabile. Nei primi anni Settanta aveva però scelto di dedicarsi interamente all’arte. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, e all’Università Paris VIII, aveva sviluppato un linguaggio personale, segnato dall’incontro fra espressionismo, surrealismo e una forte tensione critica.

Le sue opere erano popolate da figure umane e animali deformati, volti inquieti, corpi in trasformazione e scenari sospesi fra il grottesco e il visionario. La pittura di Snozzi raccontava una «favola del mondo» spesso comica e tragica allo stesso tempo.

La sua ricerca non si è esaurita nella pittura. Snozzi ha ideato e diretto azioni teatrali coinvolgendo musicisti, attori, scrittori e artisti. Nei suoi spettacoli il quadro usciva dalla cornice, mentre il teatro si trasformava in un altro modo di dipingere: corpi, voci, oggetti e movimento.

Una vita divisa fra il Ticino e l’isola

Accanto ad Arbedo, l’altro luogo fondamentale della sua vita era la Sardegna. Snozzi aveva sposato Filomena, originaria dell’isola, descritta come «la sua compagna e una presenza importante anche nel suo percorso umano e creativo». L’artista viveva a cavallo fra due territori: il Ticino, dove aveva costruito il proprio atelier e il proprio mondo artistico, e la Sardegna, dove ritrovava una dimensione affettiva e familiare. Proprio sulle spiagge sarde si è interrotta la vita di un artista che per oltre cinquant’anni ha cercato nell’arte una forma di libertà, di resistenza e di conoscenza.