
I presunti attacchi del lupo sul Piano di Magadino (vedi articolo suggeriti) preoccupano l'Associazione per un territorio senza grandi predatori. Finora, sottolinea l'associazione in una nota, il 2018 sembrava un anno relativamente tranquillo: i capi predati accertati erano stati soltanto 3 pecore nella zona del Lucendro. Ma si sapeva che il branco della Val Morobbia "era come una bomba a orologeria" per gli allevatori, che negli scorsi giorni "è purtroppo scoppiata".
L'associazione fornisce alcuni dati dell'Ufficio cacca e pesca: "Nell’estate 2018 il branco era composto da ben 6 adulti e da 2 cuccioli. Si sapeva anche, come avevamo scritto sull’Agricoltore ticinese di venerdì scorso, che la morte della lupa alfa in settembre avrebbe potuto portare alla dispersione del branco o almeno alla partenza di qualche capo. E' quanto verosimilmente si è avverato con le predazioni capitate durante le ultime due notti sul Piano di Magadino dove un lupo (o dei lupi), entrando in due pascoli ben recintati (con i fili elettrici a piena potenza e perfettamente funzionanti), non lontano da strade e abitazioni, ha sgozzato una decina di pecore pronte per il parto, mettendo altresì in stato di terrore tutto il gregge".
Per l'associazione la situazione potrebbe diventare ancora più grave: "Da un lato non sappiamo quanti lupi sono sopravvissuti al virus del cimurro che aveva colpito la lupa trovata morta, quanti ne sono rimasti in Val Morobbia e quanti sono partiti o partiranno alla ricerca di nuovi territori di caccia. Dall’altra, nelle zone di fondovalle, pecore e capre stanno godendo dell’ultimo pascolo di erba autunnale (... una prelibatezza per loro), prima di dover essere rinchiuse nelle stalle per il soggiorno invernale (anche se loro preferirebbero poter stare all’aperto al pascolo durante tutto l’anno!)".
"Occorre anche aggiungere" sottolinea l'associazione, "che se finora il problema sembra circoscritto al Piano di Magadino, nello spazio di una notte potrebbe interessare zone a decine di chilometri di distanza: è stato infatti accertato che un lupo in una notte può percorrere anche 30 - 40 chilometri. Nessun animale al pascolo nel nostro Cantone può ritenersi quindi al sicuro".
Ciò che preoccupa ulteriormente l'associazione, è il fatto il lupo "non si ferma nemmeno di fronte alle recinzioni elettrificate posate a regola d’arte, anche se vicino ad abitazioni o a stalle: era successo nel gennaio 2017 in Leventina e in Mesolcina. Si è ripetuto le scorse notti sul Piano di Magadino senza che si potesse fare qualcosa per contrastare il predatore".
Per gli allevatori ticinesi di bestiame minuto, si attendono mesi "che potrebbero essere di grandi difficoltà, sia dal punto di vista emotivo sia nella gestione delle rispettive aziende" sottolinea l'associazione. "La solidarietà da parte di tutto il mondo contadino sarà senz’altro data" e sarà importante "anche conoscere la reazione dell’opinione pubblica, delle società che parteggiano per il lupo e, non da ultimo, quella delle autorità".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

