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Ticino
Lupo nel mirino, le reazioni alla nuova misura
Redazione
3 anni fa
La decisione comunicata ieri dal Consiglio federale ha provocato reazioni diverse: soddisfazione per l’Unione dei contadini Ticinesi e delusione per associazioni ambientaliste come il WWF.

“Lo sviluppo degli ultimi anni mostra quanto sia urgente agire”. Lo ha detto ieri il consigliere federale Albert Rösti annunciando la modifica dell’ordinanza sulla caccia. Dal mese prossimo i cantoni potranno abbattere degli esemplari di lupo per prevenire futuri danni e non più intervenire solo a posteriori. Il tutto a condizioni ben definite, poiché il lupo rimane una specie protetta. Rösti ha ricordato la crescita esponenziale di questi grandi predatori: nel 2020 in Svizzera erano presenti complessivamente 11 branchi con poco più di cento lupi. Attualmente invece si contano 32 branchi e circa 300 grandi predatori. Nel 2019, stando ai dati diramati dall'Ufficio federale dell'ambiente, nella Confederazione i lupi hanno predato 446 animali da reddito, mentre nel 2022 sono state registrate 1'480 predazioni.

Gandolla: “Nessun fondamento scientifico”

L’annuncio di ieri ha scatenato un dibattito tra coloro che plaudono la decisione del Governo e coloro che non la apprezzano, come le associazioni ambientaliste. A confermarlo la collaboratrice scientifica di WWF Svizzera Silvia Gandolla. “Noi non siamo contrari all’abbattimento preventivo in situazioni problematiche. La legge com’era stata scritta ci andava bene”, spiega Gandolla ai microfoni di Ticinonews. Quest’ordinanza invece “fissa un limite al numero di branchi sul territorio senza nessun fondamento scientifico”. Il rischio “è che poi si decida di risparmiare anche sulle protezioni e che gli allevatori si ritrovino ancora a dover fare i conti con gli attacchi”.

“Considerare tutte le possibilità”

Secondo Gandolla, non è soltanto con il fucile che si può risolvere un problema di questo tipo. “Vanno considerate tutte le possibilità a 360 gradi”, prosegue l’ambientalista. “Non è aumentando le quote di abbattimento che risolveremo la situazione, e neppure unicamente con le protezioni. Le possibilità devono essere valutate insieme”.

Genini: “Un segnale importante”

Per i favorevoli le misure di protezione passive hanno ampiamente rivelato tutti i loro limiti. “Siamo molto contenti. Penso che questa decisione sia un po’ la luce in fondo al tunnel, un segnale importante che andava dato, perché le aziende sono davvero in difficoltà”, afferma il Direttore dell’Unione Contadini Ticinesi Sem Genini. Le misure di protezione “non hanno funzionato o sono difficilmente applicabili in molte zone del nostro cantone”. Bisogna essere pragmatici: “Le aziende stanno chiudendo, il lupo è un grosso problema, è sfuggito di mano e adesso si vuole fare qualcosa per contenerne il numero e per dare una possibilità agli allevatori di fare il loro lavoro”.

“Nel nostro cantone dovrebbe esserci solo un branco”

Ora è tutto in mano ai cantoni. Mentre le associazioni ambientaliste si augurano che agiscano con equilibrio, Genini auspica che il Canton Ticino si attivi per applicare ciò che è contenuto nell’ordinanza il prima possibile. “Nel nostro cantone dovrebbe esserci solo un branco, mentre gli esemplari di troppo, che stanno causando gravi difficoltà al settore, vanno ridotti come da ordinanza”.

 

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