Cerca e trova immobili
Ticino
Lupi, "l'allevamento ticinese è in pericolo"
Lupi, "l'allevamento ticinese è in pericolo"
Lupi, "l'allevamento ticinese è in pericolo"
Redazione
9 anni fa
Per l'Associazione per un territorio senza grandi predatori "fra 10 o 20 anni ci si meraviglierà che tutto è cambiato"

La conferma di una nuova cucciolata di lupi in Valle Morobbia non ha lasciato indifferente l'opinione pubblica. A prendere posizione con un lungo comunicato ai media, è in primis Armando Donati, Presidente dell'Associazione per un territorio senza grandi predatori, sezione Ticino.

"Domenica scorsa al Marché-Concours di Saignelégier, al corteo del Canton Ticino, che era ospite d’onore, sono sfilate anche una dozzina di capre della razza nera di Verzasca - commenta Donati - a rammentare che esiste ancora anche un Ticino rurale. L’unica razza autoctona che secondo i dati della Federazione di allevamento caprino svizzero è a rischio di estinzione".

I due elementi non possono che essere messi in relazione: "Dove il lupo è in forte espansione, come in Italia e in Francia, da qualche decennio le predazioni sono in aumento e l’allevamento ovicaprino è in forte regressione. Anzi, anche l’allevamento bovino sugli alpi è a rischio, poiché branchi di lupi affamati attaccano anche vitelli e manze. Gli allevatori sono tribolati, provano ad adottare misure di protezione, ne avvertono i grossi limiti, si scoraggiano e smettono, a volte anche gridando al mondo il loro sconforto". Questa situazione si presenterà anche in Ticino, secondo Donati.

"Un alpe che viene abbandonato, una stalla che chiude, un allevatore che smette, anzi tanti allevatori che smettono, non fanno notizia. Quante stalle per ovini e caprini sono in costruzione in Ticino? Quanti allevatori stanno pensando di migliorare la propria struttura aziendale? Nessuno".

Un recente studio di Agridea ha confermato che il 70% delle greggi non sono proteggibili e non lo saranno nemmeno in futuro. "Ogni anno ci sono alcune aziende in meno, alcuni alpi in meno, ma anche molti capi di bestiame in meno. Poco per volta, farà meno male e nessuno se ne assumerà la responsabilità. Le autorità federali e cantonali, i politici, l’opinione pubblica non se ne accorgeranno e tenteranno di far qualcosa quando sarà troppo tardi. Come capita spesso. Gli allevatori e gli abitanti delle valli, invece, patiranno in silenzio, uno stravolgimento epocale".

"Poi fra 10 o 20 anni qualcuno commissionerà uno studio per conoscere la situazione dell’allevamento ovicaprino e ci si meraviglierà che tutto è cambiato: il lupo sarà diventato il regolatore della nostra fauna selvatica, i prodotti tradizionali saranno un bel ricordo, il bosco avrà occupato il 60% del territorio cantonale, i posti di lavoro nelle valli saranno ridotti a poche unità nei servizi, i villaggi delle alte valli apparentemente belli, ma disabitati per buona parte dell’anno e il paesaggio montano meno variato a discapito anche della famosa biodiversità".

"Fra 25 anni - conclude Donati - al corteo ticinese a Saignelégier ci saranno ancora le bandelle, i tamburini, le ginnaste, ma mancherà la capra nera di Verzasca e probabilmente anche diversi cavalli. Poco male, diranno in molti, vivremo ugualmente, è inevitabile".

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata