
Il destino del funzionario del dipartimento del territorio coinvolto nella vicenda Lumino’s sembra oramai segnato. Lunedì prossimo il suo legale chiederà un incontro con il ministro Claudio Zali. Comunicazioni ufficiali al suo cliente da parte del consigliere di Stato, ci spiega l’avvocato Carlo Postizzi, non ne sono giunte. Nulla ad oggi è stato formalizzato, anche se negli scorsi giorni Zali ha convocato effettivamente nel suo ufficio l’alto funzionario per comunicargli a voce le sue intenzioni.
Venuto meno il rapporto di fiducia, il consigliere di Stato ha prospettato due scenari: o le dimissioni spontanee con un prepensionamento o il licenziamento. Un aut aut che lascia poche speranze all’altro funzionario, anche se l’ultima parola spetterà al Consiglio di Stato mercoledì prossimo.
Una decisione che formalmente deve passare al vaglio del Governo, ma che di fatto ricadrà unicamente su Zali. Difficilmente - è facile ipotizzare – i colleghi vorranno andare contro la volontà del neo ministro leghista. E questo per almeno due ragioni. Innanzitutto perché la Lord – la legge sull’ordinamento degli impiegati – dal 2012 contempla questa possibilità, che un ministro proponga l’allontanamento di un alto funzionario qualora la fiducia venisse a mancare. Ma soprattutto ci sono ragioni di ordine pratico: per il buon funzionamento del dipartimento nessun ministro vorrà costringere Zali a lavorare con un funzionario del quale ha perso la fiducia.
Il destino del funzionario del DT dunque sembra piuttosto segnato. Del resto, ci spiega l’avvocato Postizzi, difficilmente si potrebbe sostenere un ricorso al TRAM contro l’eventuale licenziamento, considerato che la controprova non esiste. Sarebbe infatti impossibile stabilire se effettivamente la fiducia di Zali nei confronti del funzionario sia venuta meno o se è rimasta intatta.
Dunque, conclude Postizzi, il suo obiettivo sarà quello di cercare una soluzione bonaria, che tenga conto degli interessi di entrambi: di Zali che non vuole più lavorare con l’alto funzionario. E di quest’ultimo che oggi si trova di fronte a una scelta a senso unico, ancor prima che l’inchiesta amministrativa abbia fatto il suo corso.
A meno che – ma queste sono solo ipotesi – il funzionario non voglia ingaggiare con l’ex giudice una battaglia legale ritenendo la decisione di Zali arbitraria. In un mese, come può il consigliere di Stato aver perso la fiducia di un collaboratore che conosce appena?
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