
È con la giornata nazionale dell’ultimo cervelat che il comitato contrario alla cosiddetta "Iniziativa sull’alimentazione" alza la voce. Da Cresciano una nutrita rappresentanza punta il dito contro una proposta troppo estrema: “Abbiamo visto presenti oggi il mondo dell'economia, il mondo dei contadini, il mondo dei giovani contadini, il mondo dell'hotellerie e quello della politica", ci ha detto il coordinatore della Lega dei Ticinesi Daniele Piccaluga. "Nuove imposizioni per il cittadino mettono in difficoltà la popolazione. Mi ha anche sorpreso che si arrivi ancora a votare su queste tematiche, anche perché la popolazione ha ben altri pensieri molto più importanti che queste iniziative sciagurate. Mi sono permesso di usare questo termine perché per me è questa, è un'iniziativa sciagurata”.
Contadini preoccupati
Un’iniziativa che chiede che la Svizzera produca almeno il 70% delle derrate alimentari del paese. Ad oggi, infatti, l’autoproduzione non arriva al 50%. L’obiettivo è essere autosufficiente e non dipende dalle importazioni estere. Nel concreto si chiede di produrre più alimenti di origine vegetale a scapito di quelli animali. Una condizione che metterebbe più che in ginocchio il settore agricolo, come afferma Giacomo Bassetti, presidente dei Giovani Contadini Ticino: "Per me e per tanti altri contadini in montagna, quindi allevamento animale. Siamo già confrontati e stiamo già lottando contro l’aumento dei costi derivati dai carburanti. Oltre a questo, arrivare al punto che ciò che produciamo non va più bene, per noi è una condanna a morte".
Oltre il Piano Wahlen
Sostenibilità e approvvigionamento locale sono due concetti chiave dell’iniziativa, considerati un buon intento da parte dei contrari. Le modalità però sono sbagliate, sostiene Alessandro Corti vicepresidente della Società ticinese Economia Alpestre: “Il problema di fondo è il metodo col quale si vuole raggiungere questo tasso di approvvigionamento palesemente irraggiungibile. Siamo addirittura oltre al Piano Wahlen (piano sulle derrate alimentari presente durante la Seconda guerra mondiale, ndr.), quindi provate a immaginarvi che il 70% è un'utopia”.
L'importanza del prodotto locale
Focus poi sul prodotto locale. Da supportare e non da regolamentare, secondo i contrari. La transizione al vegetale, proseguono, è poi logisticamente complicata. “Il prodotto locale è importante per il territorio, per dare mercato ai nostri agricoltori", ricorda Corti. "Non hanno bisogno di ulteriori regolamentazioni, devono poter vendere i loro prodotti. Il territorio è prevalentemente fatto di prati e pascoli difficilmente coltivabili in Ticino, e quindi è un po' più complicato raggiungere questo obiettivo. Non può esistere la sostenibilità ambientale senza una sostenibilità economica". Il Consiglio federale raccomanda di votare no. Stesso pensiero del Parlamento con la totalità dei deputati a Berna, sia agli Stati che al nazionale, che raccomanda il no. Sul tema, il popolo sarà chiamato ad esprimersi il prossimo 27 settembre.

