
Ristoratori, ultima chiamata. Così è suonato ieri l'annuncio del governo. I tempi per adeguare la situazione degli esercizi pubblici alla legge cantonale sono quasi scaduti. Per non penalizzare il settore in piena alta stagione è stata concessa una proroga di un mese e mezzo, ma si tratta di un ultimatum: chi a fine luglio non avrà almeno avviato la procedura dovrà chiudere. E non parliamo di ritardatari isolati: Claudio Zali ha parlato di circa 500 locali. Tra questi c’è anche quello del presidente di GastroTicino, Massimo Suter. “Tra questi ci sono anch’io. Anch’io sono in attesa di finire l’iter. Sono in dirittura d’arrivo, ma purtroppo ce ne sono ancora tantissimi che non hanno ancora neppure iniziato la procedura”, ci spiega.
Procedure e forniture
“Si pensava effettivamente che fosse più semplice ottenere i permessi”, chiarisce. Nel corso della procedura sono poi emerse alcune criticità: per esempio, le differenze tra la legge sull’albergheria e la ristorazione e le norme antincendio, che hanno portato a una riduzione della capienza di molti locali. Inoltre, il dramma di Crans-Montana ha provocato una corsa alle forniture antincendio, rendendone più difficile l’approvvigionamento. Ora nel settore c’è un po’ di frenesia. Va però detto che il governo ha mostrato una certa clemenza, concedendo una proroga: chi entro fine luglio avvierà la procedura non sarà costretto a chiudere.
"Abbiamo avuto tre anni"
A Massimo Suter, presidente di GastroTicino, abbiamo anche chiesto come si sia sentito nel trovarsi tra i ritardatari a cui il Consiglio di Stato ha tirato le orecchie: “Sicuramente mi sono sentito un attimino a disagio, perché anch’io ho sempre detto che abbiamo avuto tre anni per metterci in regola. Diciamo però che la tiratina d’orecchie era rivolta soprattutto a chi non ha ancora neanche preso in mano la penna per fare la richiesta di rinnovo del permesso di esercizio”.

