Cerca e trova immobili
Gli esperti
"L'ultima neve è caduta su un manto nevoso che è come zucchero"
Immagine Rescue Media/Ticinonews
Immagine Rescue Media/Ticinonews
Redazione
4 anni fa
Dopo le tragedie in montagna di ieri, abbiamo sentito il parere di due esperti di neve e di escursioni in montagna.

La giornata di ieri è stata segnata da due tragedie sulle montagne svizzere: la notizia del decesso di un uomo a San Bernardino è stata seguita questa mattina dalla comunicazione da parte della polizia vallesana di un altro dramma, avvenuto ieri su una cima al confine con l’Italia. A perdere la vita, in circostanze simili ma a distanza di un paio di centinaia di chilometri, due uomini sulla cinquantina travolti da una valanga mentre praticavano sci-escursionismo. In entrambe le regioni, dall’ultima nevicata l’Istituto WSL per lo studio della neve delle valanghe, con sede a Davos, ha diramato un’allerta slavine per pericolo marcato, tutt’ora in vigore.

"Persone possono fare facilmente staccare delle valanghe"

La situazione del manto nevoso sul versante sudalpino ci viene illustrata con un’efficace metafora da Thomas Stucki, capo del gruppo valanghe del centro di Davos: "Nella profondità del manto nevoso si trova uno strato più morbido, composto da neve vecchia caduta in precedenza. Questa neve è come zucchero o sabbia ed è proprio su questo strato che si è depositata l’ultima nevicata. La tenuta - prosegue il ricercatore - è debole. C'è quindi il rischio che si stacchino delle valanghe, soprattutto nella regione a Nord del Ticino. Il pericolo marcato, di grado 3, fa capire come delle persone possano facilmente fare staccare delle valanghe". Il rischio, come ci spiega Stucki, "rimarrà simile anche a causa della persistenza dello strato di neve morbido in profondità" e "per il vento e per nuove, anche se deboli, nevicate, previsti nei prossimi giorni".

"Il grado 3 è critico, soprattutto per un escursionista"

Il vento è infatti un fattore considerato fra gli elementi di pericolo inseriti nell’analisi della situazione. A determinare il grado 3 di pericolo, su una scala che arriva fino a 5, è pure il forte vento da Nord, che nella giornata di ieri ha spazzato il nostro territorio. Si tratta di una condizione tanto frequente, quanto limite. "Su questa scala di 5 gradi, dobbiamo però considerare che le allerte per i due livelli di pericolo superiori vengono emesse solo – ci spiega Tiziano Schneidt, presidente del Soccorso alpino Ticino - in casi rarissimi. Lì si parla di rischio di valanghe catastrofiche, che magari comportano la chiusura di strade o l'evacuazione di villaggi. L'escursionista deve quindi fare particolare attenzione ai primi tre gradi di pericolo. In questo senso, il 3 è critico".

L'importanza dell'esperienza

Sapere leggere un bollettino valanghe è un prerequisito essenziale per affrontare una montagna, insieme al giusto equipaggiamento e ad un itinerario ben pianificato. Ci sono poi dei segnali che un occhio esperto riesce a cogliere. "Il vento lascia dei segni sul manto nevoso", spiega Schneidt. "L'occhio esperto riconosce dove il vento ha creato degli accumuli di neve instabili. Attenzione - mette però in guardia il presidente del Soccorso alpino Ticino - è qualcosa che si impara, che non viene insegnata dai libri. Si apprendono queste capacità solo andando in montagna, con gente esperta. Nella situazione degli scorsi giorni, caratterizzata da forte vento, dovrebbe essere facile riconoscere gli accumuli di neve spostati dal vento, ma solo per chi sa effettivamente cosa deve guardare". Anche questa, tuttavia, non è una garanzia assoluta di sicurezza.