
C'è una certa agitazione a Lugano dopo la bocciatura da parte del Consiglio di Stato del nuovo Regolamento sui rifiuti (che era stato approvato da Lega, PLR e PPD), in seguito al ricorso presentato un anno fa dai consiglieri comunali Martino Rossi (PS) e Nicola Schönenberger (Verdi).
Ai microfoni della RSI il coordinatore della Lega, Attilio Bignasca, si è detto pronto a lanciare un referendum qualora il Municipio di Lugano dovesse riproporre la sua proposta iniziale.
Ma uno dei due artefici dell'affossamento del regolamento, Martino Rossi, scrive oggi sul Corriere del Ticino che non ci sarà bisogno di alcun referendum, perché a suo dire "un vero compromesso" fra il messaggio municipale e le reticenze della Lega dei Ticinesi" esiste già. "Lo avevamo già presentato nel giugno 2015" afferma Rossi. "Potrebbe dunque essere riattivato."
"Attilio Bignasca lo sa benissimo" prosegue Rossi. "È il suo partito che ha imposto un balzello di 6,2 milioni di fr. (70% del costo totale di raccolta e smaltimento) a carico dei cittadini e delle aziende di Lugano nel modo più improprio che si potesse immaginare. Perché improprio? Perché le leggi che impongono il prelievo di tasse specifiche sui rifiuti hanno una logica ambientale e non fiscale: non sono pensate per fare cassetta al posto delle più eque imposte progressive sul reddito e proporzionali sull’utile. Devono essere imposte causali (chi produce rifiuti ne paga l’eliminazione) e incitative: si premia con un onere ridotto chi limita, separa e ricicla i suoi rifiuti e si incoraggia chi non lo fa, con un aggravio significativo, ad adottare un comportamento più responsabile verso l’ambiente e i concittadini. La cosiddetta tassa sul sacco (proporzionale alla quantità di rifiuti da bruciare, con effetti inquinanti) risponde a questa logica. La cosiddetta tassa base (per economia domestica, per tipologia aziendale) colpisce invece indiscriminatamente i virtuosi e i meno responsabili, i ricchi e i poveri."
Rossi ricorda di aver già presentato i suoi calcoli al Municipio: "costo totale della gestione rifiuti, 8,9 milioni; finanziamento tramite la fiscalità ordinaria: 2,7 milioni (30%); tramite la tassa sul sacco, per coprire i costi di smaltimento, 3,6 mio. fr. (41%); tramite la tassa base, per coprire i costi fissi, 2,6 milioni (29%). Per conseguire l’obiettivo, la tassa sul sacco di 35 litri dovrebbe essere di 93 cts., e non di 20 o 30 cts. come alla proposta Lega dei Ticinesi, PLR e PPD."
"Questo è il vero compromesso, che può ora essere rapidamente ripreso" scrive ancora Martino Rossi. "Il Consiglio di Stato ha infatti confermato che, almeno a titolo transitorio, è legittimo finanziare con la fiscalità ordinaria fino al 30% dei costi totali; non è invece conforme allo scopo incitativo delle tasse sui rifiuti finanziare tutto o quasi il costo rimanente con tasse fisse (tassa base): occorre spostare il peso dalle tasse fisse a quelle proporzionali alla quantità."
"Non si tratta quindi, caro Attilio, di prelevare per i rifiuti più soldi di quanto volevate voi, di riproporre improbabili referendum e vagheggiare ancora più improbabili abbassamenti di moltiplicatore" conclude Rossi. "Si tratta solo di prelevare in modo diverso i 6,2 milioni già previsti da voi per i rifiuti: in modo coerente con l’obiettivo ambientale di quelle tasse, più equo e, finalmente, conforme alla legge."
Da notare che oggi La Regione rivela che la decisione del Consiglio di Stato di accogliere il ricorso di Rossi e Schönenberger è stata presa a quattro contro uno. Unica voce fuori dal coro, quella dell'ex municipale di Lugano Paolo Beltraminelli.
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