
Il trucco stava nel complice nascosto nell'armadio a cassettiera, che prontamente e senza farsi scorgere, maneggiava e consegnava le banconote.
È una truffa che supera di gran lunga la fantasia del miglior regista di azione, quella per cui è comparso ieri davanti alle Assise criminali di Lugano un 43enne francese di origine rom. L'uomo, con all'attivo un ricco curriculum di condanne in ambito patrimoniale, doveva rispondere di una truffa che gli ha permesso di estorcere diamanti con il controvalore di un milione e mezzo di euro rigorosamente falsi.
Come riporta La Regione l'uomo, durante la conta dei soldi, si affidava ad un complice all'interno di un armadio, che copriva con poche banconote autentiche quelle contraffatte. Vittime della truffa sono due finanzieri, tra cui il direttore di una delle più grandi case di trasporto di valori in Svizzera.
La Corte, presieduta dal giudice Mauro Ermani, ha ravvisato sì qualche leggerezza nelle vittima, ma ha comunque evidenziato quanto vi sia stato inganno astuto che ha determinato la milionaria truffa.
La difesa, rappresentata dall'avvocato Stefano Genetelli, aveva chiesto per il 43enne, che è solo uno dei protagonisti della truffa (altri saranno giudicati separatamente), una massiccia riduzione della pena. A suo dire l'imputato, cresciuto in diversi campi nomadi, ha ricevuto quale principale scuola di vita quella della delinquenza.
L'accusa, sostenuta dal procuratore pubblico Andrea Maria Balerna, aveva dal canto suo proposto tre anni di carcere. Il giudice ha infine deciso di condannare l'uomo a 14 mesi di carcere, da scontare.
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