
"Il fine ideale e non commerciale di chi gestisce l'attività di mescita e di vendita di bevande alcoliche non permette attualmente di esulare dai disposti della legge, soprattutto se tale attività è svolta con una certa regolarità".
Questa, la lapidaria risposta del Municipio di Lugano ai sei consiglieri comunali che chiedevano, tramite interrogazione, delle agevolazioni burocratiche per le associazioni culturali indipendenti che organizzano concerti o altri eventi con una certa frequenza.
I firmatari – i socialisti Carlo Zoppi e Tessa Prati, il popolare democratico Giovanni Albertini, il verde Danilo Baratti, il liberale radicale Rupen Nacaroglu e il leghista Lukas Bernasconi – speravano in un'equiparazione dei relativi permessi a quelli rilasciati alle associazioni no profit, sportive ad esempio, considerando che "le eventuali attività di mescita e vendita di bevande" previste dalle associazioni indipendenti "hanno come unico fine l'autofinanziamento dell'offerta culturale".
Invece, niente da fare. Palazzo civico spiega che questo genere di situazioni rientra nel campo della Legge sugli esercizi alberghieri e la ristorazione (Lear). Legge, che tra le varie cose, esige un diploma cantonale di esercente e le necessarie coperture assicurative.
Sono possibili delle eccezioni, è vero: si possono ottenere dei permessi speciali per vendere cibo e bevande in occasioni straordinarie, ma per un massimo di tre mesi. Ne è ben conscio lo Spazio Morel di Loreto, una delle realtà a cui pensavano gli autori dell'interrogazione, che ha beneficiato di questo "bonus" e che nel frattempo l'ha esaurito.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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