
Non sono mancate le reazioni della politica luganese alla proposta, anticipata ieri da TeleTicino, dal Dicastero Sviluppo Territoriale, ovvero correggere il Piano Regolatore Comunale, modificando e inasprendo le condizioni di rilascio delle licenze edilizie per discoteche e locali notturni, preservando come detto centro città e zone residenziali.
“La legge - aveva spiegato il capo dicastero Angelo Jelmini - conferisce ai gerenti di queste società di avere un determinato comportamento e li responsabilizza da un profilo d’ordine pubblico. Anche questo è un ambito nel quale il Municipio potrebbe intervenire”. Il giro di vite, va detto, non si applicherebbe però alle strutture esistenti ma la proposta pare non aver suscitato un grande entusiasmo.
Nel frattempo, in seguito all'incontro odierno in Municipio, il Dicastero Sviluppo Territoriale ha ricevuto un mandato per valutare l’inasprimento nel rilascio delle licenze edilizie.
“Come desertificare una città considerata "dormitorio", neanche poi che avessimo 50 discoteche – aveva commentato su Facebook il capogruppo UDC Tiziano Galeazzi - Andiamo avanti a chiudere locali e negozi e nel contempo cerchiamo turisti in Cina e non solo... Scriviamo sulle pubblicità "Aperti al turismo mondiale" ma poi? Che facciamo? Cerchiamo di decidere cosa vogliamo fare da grandi, che sarebbe ora”.
La capogruppo PS Simona Buri, contattata da Ticinonews, è egualmente scettica. “Non mi convince. Non sono d’accordo sul colpire le discoteche. Non sono il problema principale. Ci sono decine e decine di altri utenti che si comportano bene e che verrebbero penalizzati. Punterei di più sul risolvere il problema alla base. Se qualcuno accoltella un’altra persone è sintomo di un problema sociale. Episodi di violenza li ritroviamo anche a margine delle partite di calcio e di hockey, è assurdo dover schierare ogni volta così tanta polizia per colpa di pochi. Sono parzialmente d’accordo con il vicesindaco, servirebbero pene più severe, in particolare per i recidivi”.
Sul rischio di una ‘soluzione di facciata’ si è espresso anche il consigliere comunale leghista Andrea Censi: "Si sta reagendo di pancia. Bisogna invece reagire a sangue freddo – ci dice - Servono sì le dovute misure coercitive nei confronti di chi compie questi atti. Il vicesindaco Michele Bertini sostiene che ci vogliano pene più severe ma tengo a ricordare che questo non è un tema di competenza del Municipio bensì federale. Ritengo che chi ha un ruolo politico ed istituzionale debba reagire con sangue freddo, senza voler dare un contentino alla popolazione”.
“Il problema non sono le discoteche: la vita notturna è sempre stata nel centro di qualunque città, come a Lugano. Il Centro è forse zona con meno residenti, dove si vogliono spostare? D’accordo, non verrebbero colpiti i locali esistenti, ma se una discoteca dovesse chiudere la nuova gerenza rischia di doversi spostare. Lugano è sempre stata una città liberale, non roviniamola penalizzando il settore turistico e tutti i cittadini per le azioni di pochi”.
Anche la consigliera comunale PPD Sara Beretta Piccoli si è dimostrata piuttosto scettica davanti alla proposta del Dicastero Sviluppo Territoriale: “Onestamente non risolverebbe il problema della violenza, che è comunque complesso. La vedo più come una soluzione palliativa. L’approccio è probabilmente sbagliato, ci sono problemi che vanno al di là della location dei locali”. Secondo Beretta Piccoli "è un problema locale che andrebbe risolto su altri piani - conclude - Il vicesindaco dice che bisognerebbe inasprire le leggi, sono d’accordo ma lo si deve chiedere a livello federale”.
“Sarei prudente nel decidere, magari sull’onda dell’emotività, di intervenire contro le discoteche o altri esercizi pubblici - ci dice la capogruppo PLR Karin Valenzano Rossi - Io non le demonizzerei per un caso isolato. Il fatto è grave ma ricordiamoci che Lugano è una città sicura. Un potenziamento dei controlli fa bene ed è sempre gradito, specialmente laddove la popolazione ritiene che ci sia questa esigenza per mantenere un buon livello di sicurezza e serenità” aggiunge. “Ben venga che ci si sia una valutazione per capire se il problema è più esteso e se vi sia una reale necessità di misure più incisive”, conclude.
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